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6 Marzo 2013

VALORI INIZIALI DI ALFA-FETOPROTEINA PREDICONO GLI ESITI CLINICI IN PAZIENTI CON CARCINOMA EPATICO AVANZATO

Un incremento suggerisce progressione della malattia e più bassa sopravvivenza, il parametro può essere utilizzato come biomarcatore durante il trattamento con sorafenib

Per determinare il valore delle alterazioni iniziali dei marcatori tumorali, alfa-fetoproteina (AFP) e des-gamma-carbossiprotrombina (DCP), nel predire gli esiti clinici, ricercatori della Kitasato University School of Medicine e Nakazawa Medical Clinic di Sagamihara e Juntendo University Nerima Hospital di Tokyo hanno analizzato retrospettivamente la risposta tumorale, la sopravvivenza globale (OS) e la sopravvivenza libera da progressione (PFS) in 59 pazienti con carcinoma epatico avanzato che ricevevano sorafenib. Gli autori hanno esaminato in particolare l’elevazione iniziale delle concentrazioni sieriche di AFP e DCP, entro le prime 4 settimane di trattamento con sorafenib. L’aumento dei livelli di AFP è stato definito da un incremento superiore al 20% e quello di DCP da uno superiore a due volte il livello basale. È stata analizzata la relazione tra le caratteristiche cliniche, i dati basali di laboratorio e le elevazioni iniziali di AFP e DCP con la progressione della malattia. I risultati dello studio pubblicato sulla rivista European Journal of Gastroenterology and Hepatology (leggi abstract) indicano una OS e PFS mediane rispettivamente di 11 e 3.3 mesi. Il tasso di malattia progressiva (PD) era del 54% e un incremento iniziale di AFP è risultato correlato significativamente alla PD (p = 0.006) e identificato quale fattore predittivo significativo di bassa OS e PFS (rispettivamente: p < 0.001; hazard ratio 4.14, intervallo di confidenza 95%: 1.946 – 8.811, e p = 0.001; hazard ratio 2.852, intervallo di confidenza 95%: 1.524 – 5.337). Non è stata invece osservata associazione tra incremento iniziale di DCP e gli esiti clinici. In conclusione, un incremento iniziale di AFP, ma non di DCP, può predire la progressione della malattia e una sopravvivenza più bassa e può essere quindi un utile marcatore biologico in pazienti con carcinoma epatico avanzato che ricevono sorafenib.


Liver Cancer Newsgroup – Numero 3 – Marzo 2013
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