Medinews
11 Giugno 2013

TUMORI: “CURE ECCELLENTI GRAZIE AL SISTEMA ITALIA MA SONO TROPPO POCHI GLI INVESTIMENTI IN PREVENZIONE”

Durante l’ASCO 2013 in un incontro con la stampa italiana i proff. Sergio Pecorelli, Presidente di AIFA e Stefano Cascinu Presidente di AIOM si sono soffermati su tematiche di sostenibilità. “L’Italia investe meno risorse in salute rispetto ad altri Paesi, ma ottiene risultati migliori. Perché il nostro sistema, basato sul principio di universalità, è efficiente, grazie all’uso appropriato delle terapie, a servizi territoriali diffusi e alle eccellenze ospedaliere – ha spiegato Pecorelli – . Si colloca infatti al 12° posto fra i 27 Paesi europei per il più basso indice di mortalità per tutti i tipi di cancro. Ma i programmi di prevenzione oncologica sono ancora troppo pochi e hanno spesso un ruolo marginale, anche se si traducono nel lungo termine in milioni di vite salvate. Uno dei progetti più importanti è “Non fare autogol” promosso dall’AIOM”. “Ed ora stiamo per partire con una nuova campagna sugli screening mammografici – ha rivelato Stefano Cascinu -. Coinvolge le università per sensibilizzare le studentesse sulla loro importanza”. “I tagli legati alla spending review rischiano di compromettere gli equilibri su cui si basa l’efficienza del nostro modello assistenziale. È necessario quindi individuare nuove risorse – ha aggiunto Pecorelli – da investire in progetti di prevenzione e per favorire l’accesso ai trattamenti innovativi che presentano costi elevati”. E opportunità importanti possono essere offerte da una migliore appropriatezza, da una maggiore efficienza organizzativa delle strutture, dal ridurre esami inappropriati e dai biosimilari, farmaci simili ma non uguali agli originali biotecnologici. “La spesa sanitaria totale nel nostro Paese – ha affermato Pecorelli – è pari al 9,3% del Prodotto interno lordo, comunque, seppure di poco, superiore alla media europea, equivalente al 9%. Numeri molto distanti da quelli degli USA, dove il costo per la salute costituisce il 19% del Pil. In Italia i farmaci oncologici rappresentano il 25% della spesa ospedaliera per i medicinali, ma incidono solo sul 4% dell’intera nosocomiale. Nonostante l’aumento dell’età media della popolazione italiana, le uscite per i farmaci oncologici sono rimaste sostanzialmente stabili negli ultimi anni, passando da 1,390 miliardi di euro nel 2008, a 1,550 nel 2010, a 1,530 nel 2011. Non si può considerare solo il parametro ‘costo’ senza analizzare il risultato che ne deriva. Complessivamente nel nostro Paese migliorano le percentuali di guarigione dai tumori. Il 61% delle donne e il 52% degli uomini è vivo a cinque anni dalla diagnosi. Particolarmente elevata la sopravvivenza dopo un quinquennio in neoplasie frequenti come quelle del seno (87%) e della prostata (88%). Ma è necessario aumentare gli investimenti in prevenzione, soprattutto sugli stili di vita, ancora troppo scarsi. E non possiamo parlare di costi e sprechi dividendo l’ospedale dal territorio, serve una visione globale delle risorse disponibili”. I farmaci biotech hanno rivoluzionato l’oncologia e l’arrivo, nei prossimi anni, dei biosimilari di anticorpi monoclonali può aprire nuove prospettive, senza trascurare gli interrogativi sulla loro efficacia e sicurezza per i pazienti. “Questi prodotti – ha proseguito il presidente di AIFA – possono favorire risparmi e la sostenibilità dei sistemi sanitari. La razionalizzazione delle risorse disponibili passa anche attraverso l’appropriatezza nell’uso dei farmaci. I biosimilari degli anticorpi monoclonali sono più complessi di quelli oggi in commercio, per cui va garantita una stretta farmacovigilanza”. “Le maggiori criticità legate all’uso di questi prodotti – ha sottolineato Cascinu – derivano dal fatto che possono funzionare in maniera differente rispetto all’originatore. È necessario quindi che sia posta particolare attenzione ai processi di vigilanza e controllo. Servono studi post-marketing di sicurezza ed efficacia e appositi registri per i biosimilari di anticorpi monoclonali. Inoltre deve essere previsto un uso appropriato e attento dello strumento della notifica di eventuali reazioni avverse. Vanno evitati gli sprechi determinati da trattamenti di non comprovata efficacia e da esami diagnostici non appropriati – ha specificato Cascinu -. Come società scientifica siamo pronti a fare la nostra parte. Da un recente sondaggio condotto fra i nostri soci è emerso che per otto specialisti su 10 i tagli alla sanità pesano sulla capacità di curare al meglio i pazienti. E il 52% degli oncologi ritiene che i biosimilari possano favorire il contenimento dei costi, anche se per il 62% degli specialisti le maggiori criticità legate all’uso dei biosimilari derivano dal fatto che possono funzionare in maniera differente rispetto al farmaco originatore. Inoltre, per il 39% dei medici è più utile cercare i margini di risparmio in altre voci di spesa”.
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