Medinews
9 Dicembre 2013

TERAPIA ADIUVANTE CON TRASTUZUMAB SOMMINISTRATO PER 2 VS 1 ANNO NEL TUMORE MAMMARIO HER2-POSITIVO: RISULTATI DELLO STUDIO HERA

Il prolungamento a 2 anni della somministrazione di trastuzumab in terapia adiuvante nelle pazienti con tumore mammario HER2-positivo in stadio iniziale non offre benefici sostanziali rispetto a quella standard di un anno. Trastuzumab ha un’efficacia ormai riconosciuta sul tumore mammario con iperespressione o amplificazione dell’oncogene HER2. Lo standard attuale di cura è un anno di terapia adiuvante con trastuzumab, ma la durata ottimale del trattamento è ancora incerta. Gli investigatori dello studio HERceptin Adjuvant (HERA) (in Italia i gruppi dell’Istituto Europeo di Oncologia e dell’Ospedale San Raffaele di Milano) hanno comparato il trattamento con trastuzumab per 2 vs 1 anno e aggiornato la comparazione del trattamento per un anno con l’osservazione a un follow-up mediano di 8 anni in queste pazienti. Lo studio HERA è uno studio internazionale, multicentrico, randomizzato, aperto, di fase 3, che ha comparato il trattamento con trastuzumab per 1 e 2 anni vs l’osservazione, dopo chemioterapia neoadiuvante standard, chemioterapia adiuvante o entrambe, in 5102 pazienti con tumore mammario iniziale HER2-positivo. Endpoint primario era la sopravvivenza libera da malattia. La comparazione tra 2 vs 1 anno di trattamento con trastuzumab ha incluso un’analisi di landmark su 3105 pazienti, libere dalla malattia 12 mesi dopo la randomizzazione a uno dei due gruppi di trattamento con trastuzumab, che era stata pianificata dopo osservazione di almeno 725 eventi di sopravvivenza libera da malattia. Nello studio pubblicato sulla rivista The Lancet (leggi abstract) è stata anche riportata la comparazione, secondo ‘intention-to-treat’, aggiornata di un anno di trattamento con trastuzumab vs sola osservazione in 3399 pazienti dopo un follow-up mediano di 8 anni (range: 0 – 10). I risultati indicano 367 eventi di sopravvivenza libera da malattia nelle 1552 pazienti incluse nel gruppo randomizzato a un anno di trattamento e 367 eventi nelle 1553 pazienti nel gruppo trattato per 2 anni (hazard ratio [HR] 0.99, IC 95%: 0.85 – 1.14; p = 0.86). Eventi avversi di grado 3 – 4 e riduzioni della frazione di eiezione ventricolare sinistra durante il trattamento sono stati riportati più frequentemente nel gruppo di trattamento prolungato per 2 anni che in quello di un anno (rispettivamente, 342 [20.4%] vs 275 [16.3%] eventi avversi di grado 3 – 4 e 120 [7.2%] vs 69 [4.1%] casi di diminuzione della frazione di eiezione ventricolare sinistra). HR della sopravvivenza libera da malattia e della sopravvivenza globale, per la comparazione tra un anno di trattamento con trastuzumab e l’osservazione, erano rispettivamente 0.76 (IC 95%: 0.67 – 0.86; p < 0.0001) e 0.76 (IC 95%: 0.65 – 0.88; p = 0.0005), malgrado il ‘crossover’ di 884 pazienti (52%) dal gruppo di osservazione a quello di trattamento con trastuzumab. In conclusione, trastuzumab somministrato per 2 anni in terapia adiuvante non è risultato più efficace del trattamento per un anno nelle pazienti con tumore mammario iniziale HER2-positivo. Il trattamento adiuvante per un anno offre invece un beneficio significativo di sopravvivenza libera da malattia e di sopravvivenza globale rispetto all’osservazione e rimane quindi lo standard di cura per il tumore mammario iniziale HER2-positivo.
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