sabato, 5 dicembre 2020
Medinews
24 Marzo 2011

SUNITINIB ED EVEROLIMUS NEL CARCINOMA RENALE METASTATICO: STUDIO DI FASE I

Solo risposte parziali sono state osservate nei pazienti con carcinoma renale metastatico, sia a cellule chiare che non, trattati con la combinazione dei due farmaci, ma la tossicità ne limita l’utilizzo in dose piena. Sia sunitinib che everolimus inibiscono il segnale regolato dal fattore indotto da ipossia (HIF) e hanno mostrato attività su questo tipo di tumore. Nello studio presentato nella giornata dedicata al cancro renale del simposio sui tumori genito-urinari dell’ASCO 2011 (leggi abstract originale), i ricercatori statunitensi hanno valutato la sicurezza della combinazione e la massima dose tollerata per sunitinib in associazione a everolimus. Cinque coorti di 3 – 6 pazienti, per un totale di 20 (13 con istologia a cellule chiare e 7 a istologia diversa), hanno ricevuto sunitinib alla dose di 37.5 o 50 mg al giorno per 4 settimane, seguite da 2 settimane di sospensione, in associazione a everolimus in dose giornaliera (2.5 o 5.0 mg) o settimanale (20 o 30 mg). I pazienti in trattamento con il secondo livello di dose (everolimus 5 mg al giorno e sunitinib 37.5 mg) hanno mostrato tossicità legata al trattamento (trombocitopenia e mucosite, vomito). Con il trattamento settimanale di everolimus, la dose massima tollerata è stata 30 mg everolimus con 37.5 mg sunitinib (quarto livello di dose), tuttavia solo uno dei 6 pazienti ha mantenuto questo trattamento per più di 4 cicli. Tossicità di grado 3 e 4 con il trattamento cronico hanno incluso infezione, emorragia gastrointestinale ed embolismo polmonare. Sei pazienti, trattati con 20 mg settimanali di everolimus e 37.5 mg di sunitinib (terzo livello di dose), hanno mostrato la migliore tolleranza al trattamento cronico. Nel complesso, 5 dei 20 pazienti hanno ottenuto una risposta parziale, inclusi 3 con istologia non a cellule chiare.


Renal Cancer Newsgroup – Numero 3 – Marzo 2011
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