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30 Luglio 2013

STUDIO TAILOR: ERLOTINIB VS DOCETAXEL NEL TRATTAMENTO DI SECONDA LINEA DEI PAZIENTI CON TUMORE DEL POLMONE NON A PICCOLE CELLULE IN STADIO AVANZATO, EGFR ‘WILD-TYPE’

I risultati di questo studio randomizzato, controllato, pubblicati sulla rivista The Lancet Oncology (leggi abstract), indicano la superiorità della chemioterapia standard rispetto a erlotinib nel trattamento di seconda linea di pazienti già trattati precedentemente con tumori polmonari non a piccole cellule (NSCLC), EGFR ‘wild-type’. Erlotinib è attualmente registrato per il trattamento di tutti i pazienti con NSCLC avanzato in seconda e terza linea indipendentemente dallo stato mutazionale di EGFR. Mentre è indubbio il suo vantaggio sui tumori mutati, la sua efficacia in quelli con EGFR ‘wild-type’, e presenti nella maggior parte dei pazienti, resta materia di dibattito. Gli sperimentatori dello studio TAILOR, finanziato dall’Agenzia Italiana del Farmaco e coordinato dalla dottoressa Marina Garassino dell’Istituto Nazionale dei Tumori, dall’Ospedale Fatebenefratelli e dall’Istituto ‘Mario Negri’ di Milano, hanno confrontato l’efficacia di erlotinib rispetto alla chemioterapia standard di seconda linea proprio nei pazienti con EGFR ‘wild-type’. Cinquantadue centri italiani hanno aderito a questo studio che ha arruolato pazienti con NSCLC metastatico e tumore EGFR ‘wild-type’ (sequenziamento diretto), precedentemente sottoposti a chemioterapia contenente platino. I pazienti sono stati randomizzati centralmente (1:1) a ricevere trattamento con erlotinib per via orale (150 mg/giorno) o docetaxel per via endovenosa (75 mg/m2 ogni 21 giorni oppure 35 mg/m2 ai giorni 1, 8 e 15, ogni 28 giorni). La randomizzazione è stata stratificata per centro, stadio, tipo di chemioterapia di prima linea e performance status; i pazienti e gli sperimentatori coinvolti nell’assegnazione dei farmaci o nella valutazione degli ‘outcome’ erano a conoscenza dell’allocazione del trattamento, mentre i ricercatori che hanno analizzato i risultati erano in cieco. L’endpoint primario era la sopravvivenza globale nella popolazione ‘intention-to-treat’. Dei 702 pazienti registrati, 540 sono stati genotipizzati e 222 sono stati randomizzati nello studio (110 assegnati a docetaxel vs 112 a erlotinib). La sopravvivenza globale mediana è risultata pari a 8.2 mesi (IC 95%: 5.8 – 10.9) con docetaxel vs 5.4 mesi (IC 95%: 4.5 – 6.8) con erlotinib (hazard ratio [HR] aggiustato 0.73, IC 95%: 0.53 – 1.00; p = 0.05). La sopravvivenza libera da progressione era significativamente migliore nei pazienti trattati con docetaxel che con erlotinib: la mediana era 2.9 mesi (IC 95%: 2.4 – 3.8) con docetaxel vs 2.4 mesi (IC 95%: 2.1 – 2.6) con erlotinib (HR aggiustato 0.71, IC 95%: 0.53 – 0.95; p = 0.02). I più comuni effetti collaterali di grado 3 – 4 erano: neutropenia (21 di 104 [20%] nel gruppo docetaxel vs nessuno di 107 nel gruppo erlotinib), tossicità cutanea (rispettivamente nessuno vs 15 di 107 [14%]) e astenia (rispettivamente 10 di 104 [10%] vs 6 di 107 [6%]). In conclusione, i risultati di questo studio suggeriscono che la chemioterapia sia più efficace di erlotinib nel trattamento di seconda linea dei pazienti precedentemente trattati con tumore avanzato del polmone non a piccole cellule, EGFR ‘wild-type’.
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