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29 Ottobre 2013

STUDIO REGARD DI FASE III SULLA MONOTERAPIA CON RAMUCIRUMAB NELL’ADENOCARCINOMA GASTRICO O DELLA GIUNZIONE GASTRO-ESOFAGEA IN STADIO AVANZATO GIÀ TRATTATO

Ramucirumab, un anticorpo monoclonale antagonista del recettore 2 del fattore di crescita endoteliale vascolare (VEGFR-2), è il primo trattamento biologico somministrato in monoterapia in grado di offrire un beneficio di sopravvivenza ai pazienti con adenocarcinoma avanzato gastrico o della giunzione gastro-esofagea, in progressione dopo chemioterapia di prima linea. Il segnale e l’angiogenesi mediati da VEGF e VEGFR-2 possono contribuire alla patogenesi e alla progressione del tumore gastrico. Gli investigatori dello studio REGARD, tra cui in Italia i gruppi degli Istituti Ospitalieri di Cremona e dell’Università e Ospedale Generale di Udine, hanno esaminato se ramucirumab fosse in grado di prolungare la sopravvivenza in pazienti con tumore gastrico in stadio avanzato. Gli autori hanno condotto questo studio multicentrico, internazionale, randomizzato, in doppio cieco, controllato vs placebo, di fase 3, REGARD, tra il 6 ottobre 2009 e il 26 gennaio 2012, in 119 centri distribuiti in 29 Paesi di Stati Uniti, America Centrale e Meridionale, Europa, Asia, Australia e Africa. I pazienti, di età compresa tra 24 e 87 anni, con adenocarcinoma gastrico o della giunzione gastro-esofagea in stadio avanzato e malattia in progressione dopo chemioterapia di prima linea contenente platino o fluoropirimidina, sono stati randomizzati (2:1), con sistema centralizzato interattivo a risposta vocale, a ricevere le migliori cure di supporto e ramucirumab (8 mg/kg) o placebo, per via endovenosa ogni 2 settimane. Lo sponsor dello studio, i partecipanti e gli investigatori non erano a conoscenza dell’assegnazione di trattamento; endpoint primario era la sopravvivenza globale, con analisi secondo ‘intention-to-treat’. Tra i 355 pazienti dello studio pubblicato sulla rivista The Lancet (leggi abstract), 238 sono stati assegnati alla terapia con ramucirumab e 117 a placebo. La sopravvivenza globale mediana è risultata di 5.2 mesi (IQR: 2.3 – 9.9) nei pazienti trattati con ramucirumab e di 3.8 mesi (IQR: 1.7 – 7.1) in quelli assegnati a placebo (hazard ratio [HR] 0.776, IC 95%: 0.603 – 0.998; p = 0.047). Il beneficio di sopravvivenza con ramucirumab è rimasto invariato anche dopo aggiustamento con variabili multiple per altri fattori prognostici (HR con variabili multiple 0.774, IC 95%: 0.605 – 0.991; p = 0.042). I tassi di ipertensione erano più elevati nel gruppo randomizzato a ramucirumab che in quello a placebo (38 pazienti [16%] vs 9 [8%]), mentre i tassi di altri eventi avversi erano generalmente simili tra i due gruppi (223 pazienti [94%] vs 101 [88%]). I cinque decessi (2%) nel gruppo ramucirumab e i due (2%) in quello a placebo sono stati considerati correlati al farmaco in studio. In conclusione, ramucirumab è il primo trattamento biologico somministrato in monoterapia che abbia offerto un beneficio di sopravvivenza ai pazienti con adenocarcinoma gastrico o della giunzione gastro-esofagea in progressione dopo chemioterapia di prima linea. I risultati dello studio REGARD confermano che il segnale di VEGFR-2 è un importante target terapeutico nel tumore avanzato dello stomaco.
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