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Medinews
30 Settembre 2013

STUDIO RANDOMIZZATO APERTO SULLA PREFERENZA TRA TRASTUZUMAB PER VIA SOTTOCUTANEA VS ENDOVENOSA IN PAZIENTI CON TUMORE MAMMARIO INIZIALE HER2-POSITIVO

La preferenza della paziente e i risultati sulla sicurezza dello studio PrefHer, combinati ai noti dati di non-inferiorità dell’efficacia e del profilo farmacocinetico e di sicurezza, suggeriscono che la dose fissa di 600 mg per via sottocutanea (s.c.), somministrata ogni 3 settimane, costituisce un’opzione di trattamento ben tollerato e validato per il tumore mammario HER2-positivo ed è anche la terapia preferita dalle pazienti. In precedenti studi, trastuzumab s.c. ha mostrato efficacia non inferiore e un simile profilo farmacocinetico e di sicurezza rispetto alla somministrazione endovenosa (e.v.) nelle pazienti con tumore mammario iniziale HER2-positivo. Ricercatori europei (tra cui in Italia il gruppo del prof. Giuseppe Curigliano, Direttore della Divisione di Sviluppo Nuovi Farmaci per Terapie Innovative all’Istituto Europeo di Oncologia di Milano), russi e canadesi, hanno valutato la preferenza delle pazienti per la somministrazione s.c. vs e.v. nello studio internazionale, randomizzato, PrefHer. Le pazienti eleggibili erano donne di età ≥ 18 anni con adenocarcinoma invasivo primario della mammella HER2-positivo, confermato istologicamente, senza evidenza di malattia residua, recidiva locale o metastatica al completamento della chirurgia e della chemioterapia (neoadiuvante o adiuvante), con performance status ECOG (Eastern Cooperative Oncology Group) 0 o 1 e frazione di eiezione ventricolare sinistra basale ≥ 55%, prima della prima dose di trastuzumab; la radioterapia o la terapia ormonale non erano escluse. Le pazienti sono state randomizzate (in modo casuale, a blocchi scambiati di 4) a 4 cicli di trastuzumab adiuvante s.c., in dose fissa di 600 mg, con dispositivo a iniezione monouso o siringa a scatto, seguiti da 4 cicli di trastuzumab standard e.v. oppure alla sequenza inversa. La randomizzazione era stratificata secondo de novo vs non-de novo uso di trastuzumab e.v. Endpoint primario era la percentuale di pazienti che indicavano una preferenza globale per la somministrazione s.c. vs e.v. di trastuzumab, calcolata dopo colloquio con la paziente nella popolazione ‘intention-to-treat’ (ITT) valutabile, cioè nelle pazienti che hanno superato i colloqui e ricevuto almeno una dose di trastuzumab s.c. ed e.v. La raccolta dei dati per lo studio PrefHer era ancora in corso al momento della pubblicazione. In totale, 124 pazienti sono state randomizzate alla somministrazione s.c. di trastuzumab, seguita da e.v., e altrettante 124 hanno ricevuto la sequenza inversa. Nella popolazione ITT valutabile sono state incluse rispettivamente 117 e 119 pazienti. Trastuzumab s.c. somministrato con dispositivo a iniezione monouso è stato preferito da 216 pazienti (91.5%, IC 95%: 87.2 – 94.7; p < 0.0001); solo 16 pazienti hanno preferito la via e.v. (6.8%, IC 95%: 3.9 – 10.8) e 4 non hanno espresso preferenze (1.7%, IC 95%: 0.5 – 4.3). Eventi avversi riportati dal medico si sono manifestati in 141 delle 242 pazienti (58%) durante i due periodi di somministrazione s.c. cumulati e in 105 delle 241 pazienti (44%) durante i due periodi di somministrazione e.v. cumulati; rispettivamente 7 (3%) e 5 (2%) erano di grado 3, mentre nessuna paziente ha manifestato eventi di grado 4 o 5. L’evento avverso di grado 3 più comune era l’influenza (2 pazienti, 0.8%). In conclusione, la preferenza delle pazienti e i risultati di sicurezza dello studio PrefHer, pubblicati sulla rivista The Lancet Oncology (leggi abstract), combinati ai dati di non inferiorità già noti di efficacia e del profilo farmacocinetico e di sicurezza, suggeriscono che la somministrazione sottocutanea di trastuzumab in dose fissa di 600 mg ogni 3 settimane rappresenta un’opzione terapeutica validata e ben tollerata per il tumore mammario HER2-positivo ed è il trattamento preferito dalla pazienti.
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