Medinews
12 Febbraio 2013

STUDIO MULTICENTRICO ITALIANO SULLA SICUREZZA E ATTIVITÀ DI SUNITINIB IN PAZIENTI ANZIANI CON CARCINOMA RENALE METASTATICO

Il trattamento è risultato efficace nei pazienti più anziani di 70 anni, ma interruzioni precoci della terapia sono frequenti; è consigliabile quindi iniziare con una dose ridotta e aumentare il dosaggio se non si manifestano tossicità. L’effettiva tollerabilità a sunitinib nei pazienti anziani con carcinoma renale metastatico è tuttora poco documentata. I ricercatori, coordinati dal gruppo dell’Istituto Oncologico Veneto – IOV, IRCCS, hanno riesaminato le cartelle cliniche di pazienti anziani (≥ 70 anni) trattati con sunitinib per il carcinoma renale metastatico presso sei centri italiani (Padova, Udine, Verona, Vicenza, Viareggio, Rovigo) per valutare la sicurezza (obiettivo primario), l’efficacia e la correlazione della tossicità con la valutazione geriatrica globale (CGA) (obiettivi secondari). Nello studio, pubblicato sulla rivista Annals of Oncology (leggi abstract), sono risultati eleggibili 68 pazienti con età mediana di 74 anni. La CGA è stata condotta in 34 pazienti (41% in salute, 41% vulnerabili e 18.5% fragili). La riduzione della dose a 37.5 mg è stata adottata ‘upfront’ o subito dopo il primo ciclo nel 69.1% dei pazienti. Gli effetti tossici più frequenti erano fatigue (80.9%), mucosite (61.8%) e ipertensione (58.8%) ed eventi cardiaci si sono manifestati in 9 pazienti. In 10 pazienti, la terapia è stata interrotta precocemente per progressione rapida della malattia (10.3%) o tossicità grave (4.4%: un paziente ha manifestato scompenso cardiaco, uno fatigue e uno neutropenia febbrile). A un follow-up mediano di 27.1 mesi, la sopravvivenza globale mediana è risultata di 18.3 mesi e la sopravvivenza libera da progressione mediana di 13.6 mesi. Non è stata osservata correlazione tra fragilità alla CGA e tossicità grave o risposta. In conclusione, il trattamento con sunitinib è efficace nei pazienti anziani, anche se le interruzioni precoci sono frequenti. Gli autori suggeriscono, quindi, di iniziare la terapia a dose ridotta e aumentarla nei pazienti che non manifestano tossicità grave.
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