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24 Marzo 2011

STUDIO DI FASE I/II DI SUNITINIB E RADIOTERAPIA SEGUITA DA MANTENIMENTO IN PAZIENTI CON OLIGOMETASTASI

L’associazione delle due terapie permette di ottenere un buon controllo locale e a distanza in una percentuale significativa di pazienti con oligometastasi del carcinoma renale, in particolare in quelli con tumori genitourinari con due metastasi a distanza. Studi preliminari avevano suggerito la capacità del sunitinib di aumentare l’efficacia della radioterapia. I ricercatori statunitensi hanno testato la combinazione simultanea di sunitinib (25 – 50 mg/die ai giorni 1 – 28) e radioterapia ipofrazionata guidata da immagine (IGRT, 40 – 50 Gy in 10 frazioni ai giorni 8 – 19) in una coorte di pazienti che presentavano storia di metastasi incurabili a distanza. I pazienti eleggibili avevano 1 – 5 tumori solidi metastatici di dimensioni ≤ 6 cm. Tumori a testa-collo, fegato, polmone, reni e prostata sono più comunemente trattati secondo questa modalità. Dopo IGRT, i pazienti potevano ricevere mantenimento con sunitinib (50 mg/die per 4 settimane con 2 di sospensione a partire dal giorno 43) o forme alternative di terapia sistemica. La maggior parte dei pazienti è stata trattata con la dose di sunitinib raccomandata da studi di fase 2 (37.5 mg) e 50 Gy per IGRT; il mantenimento con sunitinib è stato utilizzato dal 40% dei pazienti. Tra febbraio 2007 e giugno 2008, sono stati arruolati 43 pazienti con 81 lesioni metastatiche totali che sono stati seguiti (sopravviventi) per un follow-up mediano di 20.1 mesi (range: 5 – 37). L’incidenza di tossicità acuta di grado ≥ 3 è stata del 33%, soprattutto mielosoppressione, sanguinamento e anormalità ai testi di funzionalità epatica. Le stime a 2 anni di controllo locale e a distanza erano rispettivamente 74% e 43%. Le stime a 2 anni della sopravvivenza libera da progressione e globale erano invece del 39% e 46%. Al momento della presentazione di questo studio nella giornata dedicata al cancro renale del simposio sui tumori genito-urinari dell’ASCO 2011 (leggi abstract originale), 15 pazienti (35%) erano ancora vivi senza evidenza di malattia, 6 (14%) avevano manifestato metastasi a distanza, mentre 13 (30%) erano deceduti per metastasi a distanza, 1 (2%) per progressione locale, 6 (14%) per comorbilità e 2 (5%) per tossicità legata al trattamento. Fattori predittivi di sopravvivenza libera da progressione più lunga erano tumore primario del tratto genito-urinario (HR 0.18; p = 0.04), dose di IGRT > 40 Gy (HR 0.21; p = 0.005), numero di metastasi (HR 2.22; p = 0.006) e mantenimento con sunitinib (HR 0.31; p = 0.06). La citometria a flusso ha dimostrato una significativa riduzione delle cellule soppressorie di derivazione mieloide e cellule T regolatorie nei pazienti in trattamento con sunitinib.


Renal Cancer Newsgroup – Numero 3 – Marzo 2011
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