giovedì, 3 dicembre 2020
Medinews
24 Marzo 2011

SICUREZZA ED EFFICACIA DI SUNITINIB IN TERAPIA DI PRIMA LINEA DEL CARCINOMA RENALE METASTATICO

Il Renal EFFECT trial è uno studio multicentrico, randomizzato, di fase II che ha dimostrato la migliore efficacia di sunitinib in schedula 4/2 rispetto alla somministrazione continua. È stata osservata, infatti, una tendenza ad un TTP (time-to-progression, endpoint primario) inferiore con il trattamento continuo, mentre i tassi di risposta oggettiva (ORR), sopravvivenza globale (OS) ed eventi avversi (AE) (endpoint secondari) erano simili per il dosaggio già approvato di 50 mg/die in schedula 4/2 (braccio A) e per 37.5 mg in unica dose giornaliera in somministrazione continua (braccio B). In un precedente studio randomizzato di fase III (Motzer, 2009), sunitinib in schedula 4/2 al dosaggio di 50 mg/die aveva mostrato una migliore sopravvivenza libera da progressione (endpoint primario) rispetto a IFN-alfa (11 vs 5 mesi; p < 0.001) sul trattamento di prima linea del carcinoma renale metastatizzato, e una OS superiore a 2 anni. Anche la dose continuativa di 37.5 mg aveva dimostrato attività antitumorale con un buon profilo di maneggevolezza sul trattamento di prima e seconda linea del carcinoma renale metastatico (Barrios, Escudier, 2009). I pazienti eleggibili per questo studio presentato nella giornata dedicata al cancro renale del simposio sui tumori genito-urinari dell’ASCO 2011 (leggi abstract originale) sono stati randomizzati in rapporto 1:1 secondo i gruppi di rischio del MSKCC e il trattamento con sunitinib è continuato fino a progressione, tossicità inaccettabile o per 2 anni. Tra gennaio 2007 e giugno 2008 sono stati randomizzati 292 pazienti (età mediana 62 anni, 65% maschi): ad ottobre 2010, 289 avevano ricevuto sunitinib e a tutti era stato sospeso il trattamento. Il rischio, classificato secondo i criteri del MSKCC, era favorevole nel 28%, intermedio nel 61% e sfavorevole nell’11% dei pazienti. Una mediana di 4 o 5 cicli di trattamento era stata somministrata rispettivamente nel braccio A e B, con un’intensità di dose relativa mediana del 90.8% e 77.5%. Ritardi, riduzioni e interruzioni della dose si sono verificati nel 30 vs 13%, nel 36 vs 43% e nel 65 vs 62%, rispettivamente nel braccio A e B, e l’11 vs il 15% dei pazienti ha sospeso il trattamento per effetti avversi. Il TTP mediano era di 9.9 vs 7.1 mesi nei bracci A e B (HR = 0.773, IC 95%: 0.572 – 1.044; p = 0.090), l’ORR di 32.2 vs 28.1% (p = 0.444) e la OS mediana del 23.1 vs 23.5 mesi (p = 0.615). Gli eventi avversi di tossicità legata al trattamento più frequentemente osservati erano fatigue (62% entrambe i bracci), nausea (56 vs 49%) e diarrea (56 vs 64%).


Renal Cancer Newsgroup – Numero 3 – Marzo 2011
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