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12 Giugno 2013

SICUREZZA ED EFFICACIA DELLA CHEMIO-EMBOLIZZAZIONE ENDOARTERIOSA IN PAZIENTI MOLTO ANZIANI CON CARCINOMA EPATICO

La procedura non è associata a ridotta sopravvivenza o ad aumentati tassi di complicanze dopo il trattamento

Per valutare la sicurezza e l’efficacia della chemio-embolizzazione endoarteriosa (TACE) in pazienti molto anziani, ricercatori dell’Hadassah-Hebrew University Medical Center di Gerusalemme hanno condotto uno studio prospettico di coorte, tra il 2001 e il 2010, che ha comparato gli esiti clinici dopo TACE in pazienti di età ≥ 75 anni o più giovani (età compresa tra 65 e 75 anni o più giovani di 65 anni) con carcinoma epatico, diagnosticato secondo i criteri della European Association for the Study of the Liver e dell’American Association for the Study of Liver Diseases. La decisione di non considerare i pazienti eleggibili alla terapia curativa è stata presa da un team multidisciplinare per il carcinoma epatico. I dati raccolti comprendevano le caratteristiche demografiche, le co-morbilità, l’eziologia della malattia epatica, la gravità della patologia epatica e il numero di procedure eseguite. Esito primario dello studio pubblicato sulla rivista World Journal of Gastroenterology (leggi abstract) era la mortalità, esiti secondari erano la sindrome post-embolizzazione (nausea, febbre, dolore al quadrante superiore destro dell’addome, incremento nei livelli degli enzimi epatici senza evidenza di sepsi e con decorso clinico limitato a 3 – 4 giorni dopo la procedura) e le complicanze a 30 giorni. Inoltre, sono state valutate le variazioni dei livelli di enzimi epatici, quali alanina (ALT) e aspartato aminotransferasi (AST), gamma-glutamil transpeptidasi e fosfatasi alcalina, nella settimana successiva alla procedura TACE. Sono stati applicati metodi di analisi univariata e multivariata (modelli di regressione di Cox). I risultati indicano che tra i 102 pazienti sottoposti a TACE, come unico trattamento, 10 (9.8%) avevano > 80 anni alla diagnosi, 13 (12.7%) avevano età compresa tra 75 e 80 anni, 45 (44.1%) erano tra i 65 e i 75 anni e 34 (33.3%) erano più giovani di 65 anni. L’analisi di sopravvivenza ha evidenziato schemi simili di sopravvivenza tra i pazienti più anziani e quelli più giovani e l’età non è stata associata al tasso di eventi avversi. I tassi di sopravvivenza a 1, 2 e 3 anni dalla diagnosi sono risultati pari rispettivamente a 74, 37 e 31% nei pazienti di età < 65 anni, a 83, 66 e 48% nei pazienti di 65 – 75 anni e a 86, 41 e 23% in quelli di età ≥ 75 anni. Non sono state osservate differenze tra i diversi gruppi d’età relativamente alle cure ricevute prima della procedura, che includevano il trattamento preventivo della nefropatia da mezzo di contrasto e la profilassi antibiotica. L’analisi multivariata della sopravvivenza, dopo correzione per stadio della malattia alla diagnosi con punteggio BCLC (Barcelona Clinic Liver Cancer), numero di procedure TACE, sesso e livello di alfa-fetoproteina al momento della diagnosi, non ha evidenziato differenze significative del rischio di mortalità nei pazienti più anziani vs più giovani e nessuna differenza nelle complicanze dopo la procedura. I livelli di creatinina nel siero non sono risultati alterati dopo il 55% delle procedure, in tutti i gruppi d’età, mentre nel 42% delle procedure i livelli di creatinina nel siero sono aumentati ma non più del 25% rispetto ai livelli basali prima della TACE. Globalmente, sono stati osservati 69 eventi post-embolizzazione (23%). Gli enzimi epatici sono aumentati frequentemente dopo TACE, ma non è stata osservata alcuna associazione con la prognosi: nel 40% delle procedure, i livelli di ALT e AST sono aumentati di almeno il 100%. Gli incrementi dei livelli di enzimi epatici si sono manifestati in modo simile in tutti i gruppi d’età. In conclusione, la procedura TACE è sicura ed efficace anche nei pazienti molto anziani con carcinoma epatico e non è associata a ridotta sopravvivenza o aumentati tassi di complicanze.


Liver Cancer Newsgroup – Numero 6 – Giugno 2013
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