Medinews
29 Agosto 2012

RISPOSTA OGGETTIVA E TEMPO ALLA PROGRESSIONE CON SUNITINIB E SORAFENIB IN SEQUENZA NEL CARCINOMA RENALE METASTATICO

La durata della risposta al primo TKI ha poco valore per la selezione dei pazienti in terapia sequenziale; esiste invece una forte correlazione tra tipo di risposta al primo vs secondo TKI

I pazienti con carcinoma renale metastatico sono spesso trattati con agenti target in sequenza, anche se tuttora non sia ancora nota la strategia ottimale. Uno studio retrospettivo è stato condotto da ricercatori del Thomayer Hospital and Charles University di Praga per valutare la correlazione tra risposta clinica e sopravvivenza libera da progressione (PFS) nei pazienti con carcinoma renale metastatico trattati con gli inibitori delle tirosin-chinasi (TKI) sunitinib e sorafenib in sequenza. Nello studio pubblicato sulla rivista Medical Oncology (leggi abstract), i dati sui 218 pazienti con carcinoma renale metastatico trattati con sunitinib e sorafenib che avevano completato la terapia con entrambi i TKI sono stati ottenuti da un database (registro) di pazienti con carcinoma renale metastatico. Metodi non parametrici standard sono stati utilizzati per valutare la correlazione tra risposta, PFS e durata del trattamento con i due agenti. È stata osservata una forte correlazione tra le risposte al primo vs secondo TKI (p < 0.001), al contrario nessuna associazione significativa è stata vista sulla durata della terapia tra i due TKI (p = 0.056), anche se esisteva una debole ma significativa correlazione tra tempi di PFS nel sottogruppo di pazienti che hanno sospeso il trattamento per progressione della malattia. In conclusione, la durata della risposta al primo TKI assume dunque importanza limitata nella selezione dei pazienti con carcinoma renale metastatico per la terapia sequenziale, mentre esiste una forte correlazione tra i tipi di risposta tumorale al primo, rispetto al secondo, TKI.



Renal Cancer Newsgroup – Numero 7 – Agosto 2012
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