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20 Dicembre 2012

RESISTENZA PRIMARIA AGLI INIBITORI DELLE TIROSIN-CHINASI IN PAZIENTI CON CARCINOMA RENALE IN STADIO AVANZATO

È necessario caratterizzarne il meccanismo per sviluppare una strategia terapeutica ottimale nei malati con prognosi sfavorevole

Sebbene più del 70% dei pazienti con carcinoma renale metastatico risponda alla terapia iniziale con inibitori delle tirosin-chinasi (tasso di controllo della malattia pari al 70 – 80%), circa il 20 – 30% non risponde al trattamento di prima linea e progredisce entro ≤ 3 mesi. La conoscenza dei meccanismi di resistenza alle terapie target è vitale per lo sviluppo di sequenze prospettiche e, poiché la scelta della terapia di prima linea determina quella di seconda linea e le successive, l’identificazione del trattamento ottimale per la prima linea è una priorità per i clinici che devono trattare pazienti con carcinoma renale metastatico. Selezionando i pazienti che più probabilmente risponderanno alla terapia anti-VEGF (fattore di crescita vascolare endoteliale), i clinici potranno iniziare ad ottimizzare le strategie terapeutiche. La revisione pubblicata sulla rivista Expert Review of Anticancer Therapy (leggi abstract) è focalizzata sui pazienti refrattari alla terapia anti-VEGF primaria e sulle misure prese per personalizzare il trattamento del carcinoma renale. Gli oncologi della Fondazione San Matteo, IRCCS, ospedale universitario di Pavia, hanno incluso in questa revisione un’analisi, anche se retrospettiva, del crescente numero di studi sull’argomento perché fornisce importanti informazioni sul gruppo di pazienti refrattari primari con carcinoma renale in stadio avanzato con prognosi non favorevole. I risultati della revisione indicano, per prima cosa, che la percentuale di pazienti refrattari primari (26%) concorda con il tasso di controllo della malattia, cioè la somma delle risposte oggettive e di stabilizzazione del tumore, osservato in studi di registrazione con un ampia gamma di inibitori delle tirosin-chinasi. Secondariamente, la prognosi di questi pazienti è sfavorevole perché non rispondono alla terapia di prima e seconda linea e, anche cambiando il meccanismo d’azione dei farmaci utilizzati (inibizione della via mTOR), non si produce alcun ulteriore beneficio. Ultimo e più importante aspetto identificato dagli autori italiani, i risultati di questi studi evidenziano la necessità di meglio caratterizzare il meccanismo di resistenza primaria agli attuali agenti terapeutici con il fine ultimo di sviluppare una strategia terapeutica per questo importante sottogruppo di pazienti.


Renal Cancer Newsgroup – Numero 11 – Dicembre 2012
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