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4 Febbraio 2014

‘RECHALLENGE’ DI IMATINIB PER CONTROLLARE TUMORI STROMALI GASTRO-INTESTINALI METASTASTICI O NON RESECABILI DOPO FALLIMENTO DELLA TERAPIA CON IMATINIB E SUNITINIB: STUDIO RIGHT

Nei pazienti con tumori stromali gastrointestinali (GIST), refrattari al trattamento con gli inibitori tirosin-chinasici standard, la malattia continua a sviluppare molti cloni ancora sensibili agli inibitori chinasici, quindi la soppressione chinasica continua potrebbe rallentare la progressione del tumore. Dopo progressione obiettiva durante il trattamento con inibitori tirosin-chinasici, per i pazienti con GIST metastatici o non resecabili rimangono poche opzioni di trattamento. I ricercatori dell’Asan Medical Center, University of Ulsan College of Medicine di Seul in collaborazione con i colleghi del Dana-Farber Cancer Institute e Harvard Medical School di Boston hanno valutato l’efficacia di una risomministrazione di imatinib in questi pazienti. In questo studio di fase III, prospettico, randomizzato, controllato verso placebo, in doppio cieco, gli autori hanno arruolato pazienti adulti (≥ 18 anni) che avevano avuto beneficio con un precedente trattamento con imatinib in prima linea (con risposta iniziale o stabilizzazione della malattia per un periodo ≥ 6 mesi), ma il cui GIST metastatico o non operabile aveva mostrato progressione durante il trattamento con imatinib o sunitinib. Nello studio pubblicato sulla rivista The Lancet Oncology (leggi abstract), i pazienti sono stati allocati (1:1), con procedura computerizzata generata da computer (randomizzazione a blocchi scambiati di due, quattro e sei pazienti) e stratificati per trattamento precedente e performance status ECOG (Eastern Cooperative Oncology Group), a ricevere la migliore cura di supporto con imatinib 400 mg al giorno o placebo. Il ‘cross-over’ a imatinib in aperto è stato permesso dopo progressione della malattia documentata dall’investigatore. Endpoint primario era la sopravvivenza libera da progressione (PFS), determinata con revisione radiologica esterna in cieco. Tutte le analisi sono state condotte su tutti i pazienti che hanno ricevuto almeno una dose di farmaco in studio. Tra il 20 luglio 2010 e il 17 gennaio 2013, gli autori hanno randomizzato 41 pazienti a imatinib e 41 al gruppo placebo. Dopo un follow-up mediano di 5.2 mesi (IQR: 3.4 – 9.4), la PFS mediana è risultata 1.8 mesi (IC 95%: 1.7 – 3.6) con imatinib rispetto a 0.9 mesi (IC 95%: 0.9 – 1.7) con il placebo (hazard ratio per progressione o morte 0.46, IC 95%: 0.27 – 0.78; p = 0.005). In totale, 37 pazienti (93%) nel gruppo a placebo sono passati al trattamento con imatinib in aperto, dopo progressione. I più comuni eventi avversi di grado 3 o peggiore erano anemia (12 di 41 pazienti, 29%, nel gruppo a imatinib vs 3 di 40, 8%, in quello a placebo), fatigue (4 pazienti, 10%, vs nessuno) e iperbilirubinemia (3 pazienti, 7%, vs 1, 3%). In conclusione, nei pazienti con tumore gastrointestinale stromale, divenuto refrattario a tutti gli inibitori tirosin-chinasici standard, la malattia continua a sviluppare molti cloni sensibili agli inibitori chinasici. La soppressione chinasica continuativa potrebbe rallentare, anche se non bloccare, la progressione del tumore.
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