mercoledì, 24 luglio 2024
Medinews
30 Aprile 2013

‘OUTCOME’ CLINICI NEI PAZIENTI CHE RICEVONO TRE LINEE DI TERAPIA TARGET PER IL CARCINOMA RENALE METASTATICO

Lo studio retrospettivo multicentrico italiano, pubblicato sulla rivista European Journal of Cancer (leggi abstract), confermerebbe i dati dello studio INTORSECT di migliore sopravvivenza con la sequenza di due inibitori VEGF e un inibitore mTOR. Molte terapie target sono efficaci nel carcinoma renale metastatico, ma gli ‘outcome’ clinici con l’uso sequenziale di tre terapie target sono stati poco investigati e questo studio li analizza. Un’ampia coorte di pazienti con carcinoma renale metastatico a cellule chiare, trattati con tre terapie target in sequenza, è stata studiata retrospettivamente. Le terapie sono state classificate in inibitori di VEGF (vascular endothelial growth factor)/VEGFR (recettore di VEGF) o di mTOR (mammalian target of rapamycin). Ricercatori di 23 centri oncologici italiani hanno stimato la sopravvivenza libera da progressione (PFS), la sopravvivenza globale (OS) e la PFS totale (tPFS), definita come intervallo di tempo dall’inizio della prima linea di terapia alla progressione durante il trattamento di terza linea, utilizzando il metodo di Kaplan-Meier; le curve ottenute sono state comparate con il test log-rank. Nei 23 centri italiani inclusi nello studio, 2065 pazienti consecutivi con carcinoma renale metastatico sono stati trattati con terapia target di prima linea. Globalmente, 281 pazienti dei 2065 totali (13%) hanno ricevuto tre terapie target in successione. OS e tPFS mediane sono risultate rispettivamente di 44.7 e 34.1 mesi ed erano più prolungate nei pazienti che avevano ricevuto la sequenza di inibitore VEGF (VEGFi)-VEGFi-mTORi, rispetto alla sequenza VEGFi-mTORi-VEGFi (rispettivamente 50.7 vs 37.8 mesi; p = 0.004 e 36.5 vs 29.3 mesi; p = 0.059), con una differenza statisticamente significativa solo per OS. In conclusione, ancora pochi pazienti ricevono tre linee di terapia target. Tuttavia, la sequenza VEGFi-VEGFi-mTORi è stata associata a una migliore sopravvivenza rispetto alla sequenza VEGFi-mTORi-VEGFi e la resistenza primaria alla prima linea di terapia è risultata, in questo studio, fattore predittivo e prognostico negativo.
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