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22 Ottobre 2012

OBESITÀ ALLA DIAGNOSI DI CANCRO MAMMARIO OPERABILE POSITIVO AI RECETTORI ORMONALI È ASSOCIATA A ESITI PIÙ SFAVOREVOLI

In una popolazione che ha escluso le pazienti con comorbilità significative, l’obesità è risultata associata a esiti peggiori in particolare nelle donne con carcinoma mammario operabile positivo ai recettori ormonali trattate con chemio-ormonoterapia standard. L’obesità è stata in passato associata a esiti più sfavorevoli nelle pazienti con cancro operabile della mammella, tuttavia non è stata esaminata la relazione tra l’indice di massa corporea (BMI) e gli esiti distinti per sottotipo di tumore mammario. Gli autori, appartenenti a importanti centri oncologici statunitensi, hanno valutato la relazione tra BMI ed esiti clinici in 3 studi adiuvanti coordinati dall’Eastern Cooperative Oncology Group (ECOG) che includevano regimi chemioterapici contenenti doxorubicina e ciclofosfamide (studi E1199, E5188 e E3189). I risultati di questo studio pubblicato sulla rivista Cancer (leggi abstract) sono stati espressi come hazard ratio (HR) ottenuti con modelli di rischio proporzionale di Cox (HR > 1 per esiti peggiori). Tutti i valori di p erano a due code. I risultati indicano che, quando valutato come variabile continua nello studio E1199, un BMI crescente negli intervalli di obesità (BMI ≥ 30 kg/m2) e sovrappeso (BMI compreso tra 25 e 29 kg/m2) è stato associato a esiti peggiori del tumore positivo ai recettori ormonali e negativo al recettore 2 del fattore di crescita epidermico (HER2)/neu, sia in termini di sopravvivenza libera da malattia (DFS; p = 0.0006) che di sopravvivenza globale (OS; p = 0.0007), ma non nel tumore con sovra-espressione di HER2/neu o triplo negativo. Quando invece è stata valutata come variabile categorica, l’obesità è stata associata a una più bassa DFS (HR 1.24, intervallo di confidenza [IC] 95%: 1.06 – 1.46; p = 0.0008) e OS (HR 1.37, IC 95%: 1.13 – 1.67; p = 0.002) nel tumore positivo ai recettori ormonali, ma non negli altri sottotipi. In un modello che includeva obesità, sottotipo di tumore e la loro interazione, l’interazione era significativa per OS (p = 0.02) e ha mostrato un forte trend per DFS (p = 0.07). Simili risultati sono stati osservati anche negli altri due studi ECOG (E5188, E3189). In conclusione, in una popolazione di studi clinici che escludeva le pazienti con comorbilità significative, l’obesità è stata associata ad esiti peggiori in particolare nelle pazienti con tumore mammario operabile, positivo ai recettori ormonali, trattate con chemio-ormonoterapia standard.
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