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Medinews
10 Febbraio 2014

NELLE DONNE IN POST-MENOPAUSA CON TUMORE MAMMARIO ER+, LA TERAPIA ORMONALE NEOADIUVANTE MOSTRA ‘OUTCOME’ COMPARABILI ALLA CHEMIOTERAPIA NEOADIUVANTE

I risultati dello studio pubblicato sulla rivista Frontiers in Oncology (leggi testo) suggeriscono che, nelle donne in post-menopausa che presentano tumore mammario positivo ai recettori per gli estrogeni (ER+), la terapia ormonale neoadiuvante (NAHT) non influenza negativamente gli ‘outcome’. Quindi la NAHT rappresenta un’opzione valida e potenzialmente meno tossica della chemioterapia neoadiuvante (NACT) in pazienti opportunamente selezionate. I ricercatori della Emory University e Winship Cancer Institute di Atlanta, dopo aver identificato retrospettivamente le donne in post-menopausa che avevano ricevuto NAHT o NACT per un tumore mammario ER+, Her2neu-negativo, non metastatico, non infiammatorio, tra il 2004 e il 2011, hanno comparato i tassi a lungo termine di sopravvivenza libera da recidiva locoregionale (LRFS), sopravvivenza libera da metastasi a distanza (DMFS) e sopravvivenza globale (OS), utilizzando il metodo di Kaplan-Meier. Il modello di rischio proporzionale di Cox è stato applicato per identificare le pazienti e i fattori della malattia associati significativamente a questi endpoint. Nello studio, gli autori hanno identificato 99 pazienti, tra queste 27 hanno ricevuto NAHT e 72 NACT. Non sono state osservate differenze in LRFS, DMFS od OS a 4 anni tra i due gruppi identificati. Al modello di analisi del rischio proporzionale di Cox, il tipo di terapia sistemica (NAHT vs NACT) non è stato associato alla OS, tuttavia, le pazienti con malattia positiva al recettore per il progesterone (PR+) hanno mostrato una riduzione del 92% del rischio di morte rispetto alle pazienti con tumore PR-. In conclusione, i dati di questo studio suggeriscono che gli ‘outcome’ delle pazienti con tumore mammario ER+ in post-menopausa non sono influenzati negativamente dalla terapia ormonale neoadiuvante. Quindi, tale terapia rappresenta un’opzione valida e potenzialmente meno tossica della chemioterapia neoadiuvante in pazienti opportunamente selezionate. Inoltre, sebbene la malattia PR- sembri associata a prognosi sfavorevole, l’intensificazione del trattamento sistemico con chemioterapia può non essere associato a miglioramento degli ‘outcome’ legati alla malattia in questa popolazione di pazienti.
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