lunedì, 18 ottobre 2021
Medinews
25 Ottobre 2012

L’USO DI BETA-BLOCCANTI NON ABBASSA IL NUMERO DI EVENTI CARDIOVASCOLARI IN PAZIENTI AMBULATORIALI STABILI CON O SENZA MALATTIA CORONARICA

Uno studio osservazionale, longitudinale condotto da ricercatori della New York University School of Medicine in pazienti a rischio di malattia coronarica indica che l’uso di beta-bloccanti non è associato a un rischio di eventi cardiovascolari più basso. I beta-bloccanti costituiscono lo standard di cura dopo infarto del miocardio; tuttavia, non ne è ancora chiaro il beneficio. I pazienti, inclusi nel registro REACH (Reduction of Atherothrombosis for Continued Health), sono stati suddivisi in 3 gruppi: quelli con precedente infarto miocardico (14.043 pazienti), i coronaropatici, ma senza infarto (12.012 pazienti), e quelli con fattori di rischio di malattia coronarica (18.653 pazienti). Dopo una mediana di 44 mesi, la percentuale di eventi nel gruppo che aveva avuto un infarto del miocardio non è risultata significativamente diversa tra quelli che utilizzavano o meno beta-bloccanti. Nel gruppo di pazienti coronaropatici senza pregresso infarto, i tassi di evento primario non erano diversi tra i pazienti che utilizzavano o meno beta-bloccanti (12,94 vs 13,55%; n.s.), mentre erano significativi quelli per l’evento secondario (30,59 vs 27,84%; p = 0,01) e terziario di ospedalizzazione (24,17 vs 21,48%; p = 0,01). Nel gruppo di pazienti con soli fattori di rischio di coronaropatie, i tassi erano più alti in quelli che utilizzavano i beta-bloccanti sia per l’evento primario (14,22 vs 12,11%; p = 0,02), che per l’evento secondario (22,01 vs 20,17%; p = 0,04), ma non per il terziario di infarto miocardico (2,82 vs 2,00%; n.s.) e ictus (6,55 vs 5,12%; n.s.). Tuttavia, l’uso di beta-bloccanti è risultato protettivo nei pazienti che avevano recentemente avuto infarto del miocardio, con più bassa incidenza di esito secondario.

Journal of the American Medical Association
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