sabato, 13 luglio 2024
Medinews
17 Settembre 2019

Lung cancer and end-of-life care: a systematic review and thematic synthesis of aggressive inpatient care

Despite recent advances in thoracic oncology, most patients with metastatic lung cancer die within months of diagnosis. Aggressiveness of their end-of-life (EOL) care has been the subject of numerous studies. This study was undertaken to evaluate the literature on aggressive inpatient EOL care for lung cancer and analyse the evolution of its aggressiveness over time. A systematic international literature search restricted to English-language publications used terms … (leggi tutto)

Nei pazienti oncologici, in quella fase di malattia avanzata che precede la fine della vita, le priorità sono naturalmente rappresentate dall’attenzione alla qualità di vita e al controllo dei sintomi. Peraltro può accadere che, per l’imprevedibilità del decorso di malattia, per la volontà da parte dei medici di interferire con la progressione, per la domanda di trattamento da parte del paziente nonché dei suoi familiari, in alcuni casi si registrino trattamenti antitumorali attivi e clinicamente “aggressivi”, quindi anche potenzialmente tossici, anche nel periodo che precede immediatamente la fine della vita.
La revisione sistematica recentemente pubblicata da BMJ Supportive and Palliative Care ha preso in esame, focalizzandosi sul tumore del polmone, la letteratura dedicata a questo delicato argomento, in particolare gli articoli pubblicati tra il 2000 ed il 2018. I trattamenti “aggressivi” vicini alla fine della vita sono stati definiti come: (1) Chemioterapia somministrata negli ultimi 14 giorni di vita, o inizio di una nuova linea di chemioterapia entro gli ultimi 30 giorni di vita; (2) > 2 accessi in pronto soccorso; (3) > 1 ospedalizzazione durante gli ultimi 30 giorni di vita; (4) Ricovero in unità di terapia intensiva durante gli ultimi 30 giorni di vita; (5) Cure palliative intraprese meno di 3 giorni prima della morte.
L’indicatore maggiormente studiato è la proporzione di pazienti che avessero ricevuto chemioterapia negli ultimi giorni di vita: nei vari studi, tale proporzione varia dall’1% al 23,8% negli ultimi 14 giorni di vita, e dal 6,4% a oltre il 50% negli ultimi 30 giorni di vita. La percentuale di pazienti che ricevono cure “aggressive” nell’ultimo periodo di vita (ad esempio in termini di accessi al pronto soccorso e ricoveri presso l’unità di terapia intensiva) è aumentata nel tempo. Più di un lavoro tra quelli presi in considerazione ha evidenziato che la presa in carico precoce da parte del team di cure palliative appare ridurre la frequenza di cure considerate inappropriate.
Il documento del tavolo di lavoro AIOM – SICP sulle cure palliative precoci e simultanee ci ricorda che “I malati oncologici continuano comunque a vedere l’Ospedale come il riferimento più affidabile per rispondere ai loro bisogni; come riporta una recente esperienza, questo è dovuto alle relazioni che si stabiliscono nel corso della malattia che determinano un legame di fiducia prevalente con gli specialisti ospedalieri rispetto agli operatori del territorio ed al medico di famiglia. Tuttavia il ritardo del riferimento dei malati alle competenze degli operatori delle unità di cure palliative è all’origine delle problematiche della gestione della fase terminale, con difficoltà ad accettare un luogo di assistenza diverso dall’ospedale, conseguenti accessi inappropriati in ospedale e risultati negativi in termini di qualità della fase finale della vita e della morte”.
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