sabato, 20 luglio 2024
Medinews
26 Settembre 2013

IMPATTO DELLE METASTASI OSSEE ED EPATICHE NEI PAZIENTI CON CARCINOMA RENALE TRATTATI CON TERAPIA TARGET

La loro insorgenza ha un effetto negativo sulla sopravvivenza, ma i pazienti possono trarre beneficio dall’inclusione in studi con nuovi agenti o nuove combinazioni

Lo scheletro e il fegato sono frequentemente sede di metastasi in pazienti con carcinoma renale metastatico. Obiettivo dello studio pubblicato sulla rivista European Urology (leggi abstract) era analizzare gli esiti dopo aver osservato metastasi ossee e/o epatiche nei pazienti trattati con terapia target. Ricercatori statunitensi, europei, canadesi e sudcoreani, coordinati dal gruppo del Dana-Farber Cancer Institute di Boston, hanno condotto una revisione di 2027 pazienti con carcinoma renale inclusi nell’International Metastatic Renal Cell Carcinoma Database Consortium (IMDC) e hanno analizzato l’impatto del sito metastatico sulla sopravvivenza globale (OS) e sul tempo al fallimento della terapia. Per le analisi statistiche è stata utilizzata la regressione multivariata di Cox. I risultati indicano metastasi ossee nel 34% dei pazienti, globalmente, e nel 27, 33 e 43% rispettivamente nei gruppi a rischio favorevole, intermedio e sfavorevole (p < 0.001), dopo stratificazione dei pazienti per gruppi di rischio IMDC. La presenza di metastasi epatiche era pari al 19%, globalmente, e più elevata nei pazienti a rischio sfavorevole (23%) rispetto ai gruppi a rischio favorevole o intermedio (17%) (p = 0.003). Quando i pazienti sono stati classificati in quattro gruppi sulla base della presenza di metastasi ossee e/o epatiche, l’hazard ratio, aggiustato per i fattori di rischio IMDC, era 1.40 (intervallo di confidenza [IC] 95%: 1.22 – 1.62) per le metastasi ossee, 1.42 (IC 95%: 1.17 – 1.73) per quelle epatiche e 1.82 (IC 95%: 1.47 – 2.26) per entrambi i siti metastatici rispetto alle altre sedi (p < 0.0001). La performance del modello predittivo di OS risultava significativamente migliorata quando le metastasi ossee ed epatiche venivano sommate al modello prognostico IMDC (test rapporto di verosimiglianza p < 0.0001). I dati per questa analisi sono stati raccolti in modo retrospettivo. In conclusione, la presenza di metastasi ossee ed epatiche nei pazienti trattati con agenti target ha un impatto negativo sulla sopravvivenza. Tuttavia, questi pazienti con una delle due o entrambe le localizzazioni possono beneficiare dall’inclusione anticipata in studi clinici con nuovi agenti o nuove terapie di combinazione.


Renal Cancer Newsgroup – Numero 9 – Settembre 2013
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