Medinews
24 Luglio 2012

FREQUENZA DI MUTAZIONE BRCA E CARATTERISTICHE DELLA RISPOSTA AL TRATTAMENTO IN DONNE CON TUMORE OVARICO

Lo stato di mutazione BRCA influenza grandemente la sopravvivenza delle pazienti con tumore ovarico e dovrebbe essere utilizzato come fattore di stratificazione aggiuntivo negli studi clinici. La frequenza delle mutazioni dei geni BRCA1 e BRCA2 in donne con cancro ovarico non è tuttora chiara, può infatti variare tra il 3 e il 27%. L’impatto della mutazione sulla risposta al trattamento richiede quindi ulteriore indagine per comprenderne la ricaduta sulla programmazione della terapia e sul disegno di uno studio clinico. I ricercatori dell’Australian Ovarian Cancer Study Group hanno analizzato mutazioni puntuali e delezioni ampie dei due geni in 1001 donne con carcinoma ovarico non-mucinoso, arruolate in uno studio di popolazione caso-controllo. Sono stati valutati gli esiti di sopravvivenza e le risposte a molteplici linee di chemioterapia. Lo studio pubblicato sul Journal of Clinical Oncology (leggi abstract) ha evidenziato che mutazioni geniche erano presenti nel 14.1% delle pazienti globali, tra cui il 16.6% delle pazienti con cancro sieroso (ad alto grado 22.6%), e il 44% non aveva riportato storia familiare di tumore mammario od ovarico. Inoltre, nelle pazienti portatrici di mutazioni geniche i tassi di sopravvivenza libera da progressione e globale erano migliori. Alla recidiva, le portatrici di mutazioni rispondevano più frequentemente ai regimi contenenti platino o no rispetto alle pazienti negative alle mutazioni, anche nel caso la recidiva si manifestasse precocemente dopo il trattamento primario. Le pazienti negative alle mutazioni che rispondevano a cicli multipli di trattamento con regimi contenenti platino avevano maggiori probabilità di essere portatrici di mutazioni somatiche BRCA1/2. In conclusione, lo stato di mutazione BRCA influisce grandemente sulla sopravvivenza delle pazienti con tumore ovarico e dovrebbe essere incluso come fattore di stratificazione aggiuntivo negli studi clinici. I risultati del trattamento in portatrici di BRCA1/2 sono in contrasto con le definizioni convenzionali di resistenza al platino e lo stato di mutazione potrebbe essere in grado di contribuire alla decisione di intervenire con terapia sistemica nella recidiva. I dati dello studio insieme a quelli di studi con inibitori poli(ADP-ribosio) polimerasi (PARP) vanno a sostegno delle raccomandazioni secondo cui l’esame delle mutazioni geniche BRCA 1/2 dovrebbe essere proposto a tutte le donne che ricevono diagnosi di carcinoma ovarico non mucinoso, a prescindere dalla storia familiare.
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