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23 Ottobre 2013

FATTORI CHE INFLUENZANO LA SOPRAVVIVENZA DOPO SOSTITUZIONE ENDOPROTESICA ESTESA DELLE METASTASI OSSEE DI CARCINOMA RENALE

I pazienti con lesioni scheletriche solitarie e nessuna manifestazione viscerale dovrebbero essere sottoposti a resezione dell’osso ed EPR, da considerarsi anche nelle metastasi multiple

La procedura chirurgica rimane il principale trattamento delle metastasi ossee di carcinoma renale. Ricercatori del Royal Orthopaedic Hospital di Birmingham (Gran Bretagna) hanno riesaminato i casi di 135 pazienti trattati con resezione dell’osso e sostituzione endoprotesica (EPR) e hanno valutato i fattori clinico-patologici che ne predicono la sopravvivenza. Nello studio pubblicato sulla rivista European Journal of Surgical Oncology (leggi abstract) sono stati esaminati gli esiti chirurgici e oncologici dei pazienti inclusi in un database mantenuto prospetticamente tra il 1976 e il 2012. I tassi di sopravvivenza sono stati calcolati con il metodo di Kaplan-Meier e analisi multivariate sono state condotte per investigare i fattori predittivi di migliore sopravvivenza. I risultati dello studio indicano che, alla diagnosi, 81 pazienti presentavano carcinoma renale e metastasi ossee sincrone, gli altri hanno invece sviluppato metastasi metacrone dopo il trattamento primario del tumore. Nella maggior parte, il tumore era solitario (75%) e il 77% aveva ≥ una metastasi viscerale concomitante. L’età mediana al momento della procedura chirurgica era 61 anni (IQR: 53 – 69) e il follow-up mediano era di 20 mesi (IQR: 10 – 43), mentre la sopravvivenza globale è risultata pari al 72% dopo un anno, ridotta a 45 e 28%, rispettivamente dopo 3 e 5 anni. Dopo aggiustamento per i fattori prognostici, è stato osservato un aumentato rischio di morte nei pazienti con metastasi scheletriche multiple (HR = 2), ≥ una metastasi viscerale (HR = 3) e recidiva locale (HR = 3) (tutti p ≤ 0.01). Dieci pazienti hanno dovuto sottoporsi a revisione della protesi (7%) e il rischio di revisione è risultato pari al 4% dopo un anno, ma rimaneva basso (8%) anche due anni dopo la procedura chirurgica. In conclusione, i pazienti con lesioni scheletriche solitarie e nessuna metastasi viscerale dovrebbero essere sottoposti a resezione dell’osso e sostituzione endoprotesica. Data l’elevata sopravvivenza attesa nella maggioranza dei pazienti dopo un anno e il basso rischio di ulteriore procedura chirurgica, questo trattamento dovrebbe essere preso in considerazione anche in quelli con metastasi ossee multiple e viscerali.


Renal Cancer Newsgroup – Numero 10 – Ottobre 2013
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