venerdì, 26 novembre 2021
Medinews
14 Novembre 2019

Efficacy of Pembrolizumab in Patients With Noncolorectal High Microsatellite Instability/Mismatch Repair-Deficient Cancer: Results From the Phase II KEYNOTE-158 Study

Genomes of tumors that are deficient in DNA mismatch repair (dMMR) have high microsatellite instability (MSI-H) and harbor hundreds to thousands of somatic mutations that encode potential neoantigens. Such tumors are therefore likely to be immunogenic, triggering upregulation of immune checkpoint proteins. Pembrolizumab, an anti‒programmed death-1 monoclonal antibody, has antitumor activity against MSI-H/dMMR cancer. We report data from the phase II … (leggi tutto)

Il trial KEYNOTE-158, uno studio non randomizzato, in aperto, a coorti parallele, ha arruolato 233 pazienti con neoplasia avanzata non colorettale MSI-H (microsatellite instability-high), buon Performance Status secondo ECOG (0-1) e pretrattati con almeno una linea di terapia convenzionale. I pazienti – trattati con pembrolizumab alla dose flat di 200 mg ogni 21 gg – avevano 27 differenti tipi di neoplasie, tra le quali tumori dell’endometrio (21%), tumore gastrico (10%), adenocarcinoma pancreatici, delle vie biliari e del piccolo intestino (9% ognuno), carcinoma ovarico (6,5%) o neoplasia cerebrale primitiva (5,5%). I dati sono stati presentati dopo un follow-up mediano di 13 mesi.
I risultati dello studio sono nel complesso favorevoli: è stato riportato un tasso di risposta del 34% e un 18% di stabilizzazione di malattia, con una sopravvivenza libera da progressione mediana di poco superiore ai 4 mesi e una sopravvivenza globale mediana di circa 2 anni. Inoltre, i pazienti avevano una probabilità di mantenere la risposta a 12 mesi dell’87% e a 24 mesi del 77%.
Sebbene i dati confermino la sensibilità dei tumori con instabilità microsatellitare all’immunoterapia (dato che orienterebbe a una approvazione agnostica), si evidenzia che la probabilità di beneficio in termini di risposta non è paragonabile tra le differenti neoplasie: quasi il 60% nei tumori endometriali MSI-H, il 45% per neoplasie gastriche e colangiocarcinomi, il 20% nelle neoplasie pancreatiche e lo 0% nei tumori cerebrali primitivi con la stessa caratteristica molecolare.
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