mercoledì, 21 aprile 2021
Medinews
20 Marzo 2013

EFFICACIA E SICUREZZA DELL’USO DI SORAFENIB NEL CARCINOMA RENALE AVANZATO O METASTASTICO DOPO UN PRIMO INIBITORE TIROSIN-CHINASICO

Dopo l’utilizzo di un altro inibitore VEGF, come sunitinib, la somministrazione di sorafenib in questi pazienti è efficace e sicura

Ricercatori spagnoli del Complexo Hospitalario Arquitecto Marcide di Ferrol hanno condotto una revisione della letteratura per chiarire il coinvolgimento delle vie del segnale intracellulare nell’attività di sorafenib, come trattamento di prima o successiva linea, tenendo in considerazione anche il suo profilo di tossicità. Sorafenib sembra avere una migliore tollerabilità rispetto ad altri agenti target con la stessa indicazione terapeutica. La ‘cross-resistenza’ tra inibitori delle tirosin-chinasi può essere limitata, anche dopo fallimento di un precedente trattamento con un altro inibitore del recettore VEGF (VEGFR), ma la sequenza ottimale di inibitori tirosin-chinasici rimane ancora da definire. La revisione pubblicata sulla rivista Clinical and Translational Oncology (leggi abstract) suggerisce che studi clinici randomizzati sulle opzioni di trattamento di seconda linea hanno mostrato modesta o nessuna differenza in termini di sopravvivenza libera da progressione (PFS) e di sopravvivenza globale (OS). La comparazione diretta tra sorafenib e axitinib ha indicato differenze in termini di PFS a favore di axitinib, ma non in termini di OS, come trattamento di seconda linea. Al contrario, uno studio di fase III ha suggerito un beneficio di OS a favore di sorafenib quanto comparato a temsirolimus. In conclusione, dopo aver utilizzato un altro inibitore di VEGF, come sunitinib, sorafenib ha mostrato attività e sicurezza nel trattamento dei pazienti con carcinoma renale avanzato o metastatico.


Renal Cancer Newsgroup – Numero 3 – Marzo 2013
TORNA INDIETRO