mercoledì, 21 aprile 2021
Medinews
10 Ottobre 2013

DEB-TACE VS TACE CONVENZIONALE NEL TRATTAMENTO DEL CARCINOMA EPATICO PRIMA DEL TRAPIANTO DI FEGATO

La chemioembolizzazione con microsfere a rilascio di doxorubicina può favorire la necrosi tumorale e migliorare la sopravvivenza libera da recidiva dopo il trapianto

Per valutare il possibile effetto di due diversi tipi di chemioembolizzazione endoarteriosa (TACE) preoperatoria sulla sopravvivenza libera da recidiva dopo il trapianto di fegato nei pazienti con carcinoma epatico e per esaminare gli effetti della TACE sull’istologia tumorale, ricercatori del’Università Politecnica delle Marche di Ancona hanno analizzato retrospettivamente le caratteristiche istologiche di 130 noduli di carcinoma epatico rilevati in 63 organi nativi espiantati al momento del trapianto. In questo studio sono stati esclusi i pazienti che avevano ricevuto qualsiasi altro tipo di trattamento, come ablazione con radiofrequenza, ablazione percutanea con etanolo, o che non erano stati trattati; tutti i pazienti rientravano nei criteri di Milano all’ultimo esame con tecniche d’immagine prima del trapianto. TACE con microsfere a rilascio di doxorubicina (DEB-TACE) è stata eseguita in 22 pazienti (38 noduli) e TACE convenzionale (c-TACE) in 16 (25 noduli). Le caratteristiche dei pazienti e dei tumori sono state riesaminate retrospettivamente. Nello studio pubblicato sulla rivista World Journal of Gastroenterology (leggi abstract) è stata eseguita anche un’analisi per-nodulo degli organi espiantati per stabilire la percentuale media di necrosi in ogni nodulo dopo TACE (convenzionale o DEB) e un’analisi per-paziente per stabilire la percentuale di necrosi nell’area tumorale cumulativa, includendo anche i 21 noduli che non sono stati raggiunti dalla TACE. Le alterazioni infiammatorie e fibrotiche nel tessuto che circonda il nodulo tumorale sono state analizzate e classificate come reazione povera/assente, moderata e aumentata. Sono state eseguite analisi uni- e multivariata dei fattori di rischio per la recidiva del carcinoma epatico. Numero e diametro dei noduli, tempo trascorso in lista per il trapianto e numero di trattamenti erano simili nei due gruppi. I risultati indicano inoltre una tendenza verso tassi di risposta appropriata più alti (necrosi ≥ 90%) nel gruppo DEB-TACE (44.7 vs 32.0%; p = 0.2834). La percentuale media di necrosi nell’area tumorale cumulativa è stata 58.8 ± 36.6% nel gruppo DEB-TACE e 50.2 ± 38.1% nel gruppo c-TACE (p = 0.4856). Le reazioni fibrotiche e infiammatorie nel tessuto che circonda il nodulo tumorale erano sensibilmente più frequenti nel gruppo DEB-TACE (p < 0.0001, per entrambi i parametri) e la sopravvivenza libera da recidiva a 3 anni è risultata più elevata nei pazienti trattati con DEB-TACE, rispetto a quelli trattati con TACE convenzionale (87.4 vs 61.5%; p = 0.0493). Altri fattori che influenzano la sopravvivenza libera da recidiva includevano tumore vitale all’esame isto-patologico oltre i criteri di Milano, percentuale di necrosi ≤ 50% all’angio-TC e livelli pre-trapianto di alfa-fetoproteina sierica superiori a 70 ng/mL. In analisi multivariata, l’assenza di trattamento DEB-TACE, elevati livelli di alfa-fetoproteina e tumore vitale all’esame istologico oltre i criteri di Milano sono stati identificati quali fattori predittivi indipendenti di recidiva tumorale. In conclusione, DEB-TACE è in grado di promuovere efficacemente la necrosi tumorale e di migliorare la sopravvivenza libera da recidiva dopo il trapianto di fegato in pazienti con carcinoma epatico.


Liver Cancer Newsgroup – Numero 10 – Ottobre 2013
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