lunedì, 18 ottobre 2021
Medinews
4 Luglio 2012

CHEMIOEMBOLIZZAZIONE CON MICROSFERE A RILASCIO DI DOXORUBICINA NEL CARCINOMA EPATICO NON OPERABILE

Tassi elevati di sopravvivenza a 5 anni si osservano nei pazienti non eleggibili a trattamenti curativi; il numero di lesioni, la vascolarizzazione e la risposta locale sono determinanti

Radiologi dell’Università di Atene hanno analizzato la sopravvivenza a 5 anni di pazienti con carcinoma epatico trattati con microsfere a rilascio di doxorubicina (DEB-DOX) in schedula fissa, fino a un massimo di 3 trattamenti, seguiti da utilizzo a domanda (per evidenza di recidiva o progressine). Un totale di 173 pazienti con carcinoma epatico non eleggibili per il trattamento curativo sono stati arruolati prospettivamente (età media 70.4 ± 7.4 anni) nello studio pubblicato sulla rivista Cardiovascular and Interventional Radiology (leggi abstract originale). Di questi, 102 pazienti erano in classe Child-Pugh A e 71 in classe B (rispettivamente: 59 e 41%); 91 erano in stadio Okuda 0, 61 in stadio 1 e 19 in stadio 2 (rispettivamente: 53.2, 35.7 e 11.1%) e il diametro medio della lesione era di 7.6 ± 2.1 cm. La morfologia della lesione era: unica dominante ≤ 5 cm (22%), unica dominante > 5 cm (41.6%), multifocale ≤ 5 cm (26%) e multifocale > 5 cm (10.4%). I risultati indicano una sopravvivenza globale a 1, 2, 3, 4 e 5 anni rispettivamente del 93.6, 83.8, 62.0, 41.04 e 22.5% con percentuali più alte raggiunte nei pazienti in classe Child-Pugh A, rispetto alla classe B (95.0, 88.2, 61.7, 45.0 e 29.4% vs 91.5, 75.0, 50.7, 35.2 e 12.8%). La sopravvivenza globale media è stata di 43.8 mesi (range: 1.2 – 64.8) e la sopravvivenza cumulativa era migliore nei pazienti in classe Child-Pugh A che B (p = 0.029). Nei pazienti con lesioni dominanti ≤ 5 cm i tassi di sopravvivenza a 1, 2, 3, 4 e 5 anni erano rispettivamente di 100, 95.2, 71.4, 66.6 e 47.6% per quelli in classe Child-Pugh A e 94.1, 88.2, 58.8, 41.2 e 23.5% per quelli in classe B. Rispetto al trattamento con DEB-DOX, l’analisi multivariata ha identificato il numero di lesioni (p = 0.033), la vascolarizzazione della lesione (p < 0.0001), la risposta completa inizialmente acquisita (p < 0.0001) e la risposta oggettiva (p = 0.046) quali determinanti indipendenti e significativi della sopravvivenza a 5 anni. In conclusione, la terapia con DEB-DOX favorisce alti tassi di sopravvivenza a 5 anni in pazienti con carcinoma epatico non eleggibili per trattamenti curativi, anche se non è noto agli autori l’effettivo peso delle successive terapie. Il numero di lesioni, la vascolarizzazione delle stesse e la risposta locale sono fattori indipendenti e significativi di sopravvivenza a 5 anni.


Liver Cancer Newsgroup – Numero 6 – Luglio 2012
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