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24 Marzo 2011

CARATTERISTICHE CLINICHE, FATTORI DI RISCHIO E SUCCESSIVA TERAPIA NEL CARCINOMA RENALE METASTATICO REFRATTARIO AD ANTI-VEGF

I pazienti refrattari presentano una prognosi molto sfavorevole: agenti anti-mTOR in seconda linea non sono migliori dell’uso alternato con agenti anti-VEGF dopo fallimento del primo tentativo. È noto che parte dei pazienti trattati con terapia anti-angiogenica in prima linea può esibire progressione della malattia (PD), come migliore risposta (RECIST). Le caratteristiche e gli esiti in questa popolazione sono ancora poco conosciuti. Nello studio presentato nella giornata dedicata al cancro renale del simposio sui tumori genito-urinari dell’ASCO 2011 da ricercatori canadesi e statunitensi (leggi abstract originale) sono stati esaminati i dati di pazienti con carcinoma renale metastatico trattati con agenti anti-VEGF e selezionati in 12 centri dall’International mRCC Database Consortium. Dei 1056 pazienti valutabili che sono stati trattati con terapia anti-angiogenica in prima linea, 272 pazienti (26%) (sunitinib n = 203, sorafenib n =51 o bevacizumab n = 18) hanno manifestato PD, come migliore risposta. Il 6% dei pazienti era in classe di rischio favorevole, il 55% intermedio e il 39% sfavorevole, come suggerito dai fattori prognostici di Heng et al. (JCO 2009). Nell’analisi multivariata, i fattori predittivi di PD alla prima ri-stadiazione erano KPS < 80% (OR 2.3; p < 0.0001), diagnosi al trattamento < 1 anno (OR 2.1; p < 0.0001), neutrofilia (OR 1.9; p < 0.0021), trombocitosi (OR 1.7; p < 0.0068) e anemia (OR 1.6; p < 0.0058). La sopravvivenza mediana libera da progressione (PFS) e globale (OS) nei pazienti con malattia refrattaria primaria era rispettivamente 2.4 e 6.8 mesi, rispetto a 11 (p < 0.0001) e 29 mesi (p < 0.0001) nei pazienti che non la presentavano (ad es. risposta parziale o stabilizzazione della malattia). Solo 108 pazienti refrattari a VEGF (40%) hanno continuato a ricevere inibitori VEGF in seconda linea (sunitinib, n = 32; sorafenib, n = 44; axitinib n = 2; bevacizumab, n = 4), inibitori di mTOR (temsirolimus, n = 14; everolimus, n = 11) o interferone (n = 1). Il tasso di risposta, PFS e OS della terapia di seconda linea è stato rispettivamente del 9%, di 2.5 e 7.4 mesi, mentre nei pazienti che hanno ricevuto inibitori VEGF vs mTOR in seconda linea gli stessi parametri erano rispettivamente 10% vs 6% (NS), 2.8 vs 2.0 mesi (p = 0.069) e 7.9 vs 4.7 mesi (p = 0.40). Gli autori, quindi, auspicano ulteriori studi per approfondire i meccanismi di resistenza primaria e la ricerca di strategie terapeutiche alternative, dato che anche inibitori di mTOR in seconda linea non si sono dimostrati migliori degli anti-VEGF dopo fallimento del trattamento primario.


Renal Cancer Newsgroup – Numero 3 – Marzo 2011
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