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Medinews
1 Ottobre 2013

BENEFICIO DI SOPRAVVIVENZA GLOBALE CON TERAPIA SEQUENZIALE VS CONCOMITANTE DI DOXORUBICINA E DOCETAXEL NEL TUMORE MAMMARIO LINFONODO-POSITIVO: RISULTATI DELLO STUDIO BIG 02-98 DOPO 8 ANNI

Dopo un follow-up prolungato, la schedula sequenziale di doxorubicina e docetaxel ha offerto una sopravvivenza globale (OS) migliore rispetto alla terapia concomitante dei due agenti e continua a mostrare una migliore sopravvivenza libera da malattia (DFS) rispetto alla sequenza di controllo con doxorubicina. Nelle donne con tumore mammario linfonodo-positivo, lo studio Breast International Group (BIG) 02-98 ha esaminato l’incorporazione di docetaxel nella chemioterapia contenente doxorubicina e ha comparato la schedula sequenziale vs concomitante con docetaxel. Dopo 5 anni, nel braccio a docetaxel è stata osservata una tendenza verso una migliore DFS. Gli investigatori dello studio BIG 02-98, coordinati dal gruppo dell’Oncologia Medica ‘Sandro Patrignani’ dell’Ospedale di Prato, Istituto Toscano Tumori, hanno presentano, in questo studio pubblicato sulla rivista Annals of Oncology (leggi abstract), i risultati di un follow-up mediano di 8 anni e delle analisi esplorative nei sottotipi biologici. Le pazienti erano state randomizzate a uno dei seguenti quattro trattamenti: 1) controllo sequenziale: doxorubicina (A; 75 mg/m2) ogni 21 giorni per 4 cicli, seguita da CMF classico (ciclofosfamide, metotrexato, 5-fluorouracile) ai giorni 1 – 8, ogni 28 giorni per 3 cicli; 2) controllo concomitante: doxorubicina e ciclofosfamide (AC; 60 e 600 mg/m2) al giorno 1, ogni 21 giorni per 4 cicli, seguite da CMF per 3 cicli; 3) docetaxel sequenziale: A (75 mg/m2) al giorno 1, ogni 21 giorni per 3 cicli, seguito da docetaxel (T; 100 mg/m2) al giorno 1, ogni 21 giorni per 3 cicli, seguito da CMF per 3 cicli; 4) docetaxel concomitante: AT (50 e 75 mg/m2) al giorno 1, ogni 21 giorni per 4 cicli, seguito da CMF per 3 cicli. La comparazione primaria ha valutato l’efficacia di docetaxel indipendentemente dalla schedula e analisi esplorative sono state condotte nei sottotipi biologici. In totale, nello studio BIG 02-98 sono state arruolate 2887 pazienti. Dopo 93.4 mesi di follow-up mediano, sono stati osservati 916 eventi DFS. Nella comparazione primaria, non è stato osservato miglioramento significativo della DFS con docetaxel (hazard ratio [HR] = 0.91, intervallo di confidenza [IC] 95%: 0.80 – 1.05; p = 0.187). Nelle comparazioni secondarie, docetaxel in regime sequenziale ha significativamente migliorato la DFS rispetto al trattamento sequenziale di controllo (HR = 0.81, IC 95%: 0.67 – 0.99; p = 0.036) e migliorato significativamente sia la DFS (HR = 0.84, IC 95%: 0.72 – 0.99; p = 0.035) che la OS (HR = 0.79, IC 95%: 0.65 – 0.98; p = 0.028) rispetto al regime concomitante doxorubicina-docetaxel. La malattia luminale A ha mostrato la prognosi migliore. Gli HR hanno evidenziato un beneficio dell’aggiunta di docetaxel nel regime sequenziale in tutti i sottotipi, eccetto il luminale A, ma questa osservazione non era supportata statisticamente per il limitato numero di casi. In conclusione, dopo un ulteriore follow-up, la schedula sequenziale di docetaxel ha offerto una sopravvivenza globale significativamente migliore rispetto al regime concomitante di doxorubicina-docetaxel e ha continuato a mostrare una migliore sopravvivenza libera da progressione quando comparata al controllo sequenziale con doxorubicina.
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