lunedì, 3 agosto 2020
Medinews
29 Settembre 2019

PRESS BRIEFING – TUMORE DELLA MAMMELLA AVANZATO: RIBOCICLIB RIDUCE DEL 28% IL RISCHIO DI MORTE IN DONNE IN POST-MENOPAUSA LO STUDIO MONALEESA-3 DIMOSTRA UN’AUMENTATA SOPRAVVIVENZA PER LE DONNE CON CARCINOMA MAMMARIO AVANZATO HR+/HER2-

• Nello studio MONALEESA-3 la combinazione di ribociclib e fulvestrant ottiene un beneficio di sopravvivenza globale statisticamente significativo rispetto a fulvestrant da solo in donne in post-menopausa con tumore della mammella HR+/HER2- (HR=0,724; p=0,00455)

• Ribociclib è l’unico inibitore di CDK4/6 ad aver dimostrato una sopravvivenza globale positiva in due studi clinici di fase III, dimostrando in ambedue le volte una riduzione di circa il 30% del rischio di morte

• Il beneficio di sopravvivenza globale negli Studi MONALEESA-3 e MONALEESA-7 è stato dimostrato con molteplici combinazioni ormonali e con il più elevato numero di pazienti arruolate, rendendo ribociclib l’inibitore di CDK4/6 con evidenze di sopravvivenza globale senza paragoni

• I dati di MONALEESA-3 saranno presentati al Presidential Symposium del Congresso ESMO 2019

Basilea, 29 settembre 2019 – annuncia oggi i risultati dello studio clinico MONALEESA-3 che mostrano come ribociclib abbia conseguito un miglioramento significativo della sopravvivenza globale (Overall survival, OS). Questo è il secondo studio di fase III in cui la terapia di combinazione con ribociclib ha raggiunto l’endpoint secondario di sopravvivenza globale in un’analisi ad interim programmata. Lo studio MONALEESA-3 ha valutato l’efficacia e la sicurezza di ribociclib in combinazione con fulvestrant in donne in post-menopausa con tumore mammario avanzato o metastastico positivo per i recettori ormonali e negativo per il recettore 2 del fattore umano di crescita epidermica (HR+/HER2-). Questi dati saranno resi noti durante una presentazione orale al Presidential Symposium del Congresso ESMO (European Society for Medical Oncology) 2019.

“In Italia vivono più di 37.000 donne con diagnosi di tumore della mammella metastatico – afferma il prof. Michelino De Laurentiis, Direttore del Dipartimento di Oncologia Senologica e Toraco-Polmonare, Istituto Nazionale Tumori IRCCS Fondazione ‘G. Pascale’ di Napoli -. La classe degli inibitori CDK4/6 permette di evitare il ricorso alla chemioterapia in prima linea o di posticiparla, con grandi vantaggi per le pazienti in termini di qualità di vita e di minori tossicità. In particolare, ribociclib rappresenta la prima molecola di questa classe che, in due studi clinici di fase III, ha dimostrato ripetutamente di prolungare in maniera significativa la vita delle donne in pre- e post-menopausa, in combinazione con un inibitore dell’aromatasi e fulvestrant”.

“Come si è visto nei due studi di fase III, ribociclib in ambedue i casi ha prolungato significativamente la vita delle donne sia in pre sia in post-menopausa, in combinazione con un inibitore dell’aromatasi e con fulvestrant. Questi risultati forniscono agli oncologi ulteriori evidenze che permettono maggiore sicurezza nella scelta del trattamento per le loro pazienti con tumore della mammella metastatico positivo per i recettori ormonali”, ha affermato Dennis J. Slamon, MD, Director of Clinical/Translational Research, University of California, Los Angeles Jonsson Comprehensive Cancer Center.

Ribociclib in combinazione con fulvestrant ha raggiunto l’endpoint secondario di sopravvivenza globale, dimostrando un miglioramento statisticamente significativo di sopravvivenza con una riduzione del 28% del rischio di morte (OS mediana non raggiunta vs 40,0 mesi; HR = 0,724; IC 95%: 0,568-0,924; p = 0,00455). La significativa estensione di sopravvivenza ha raggiunto i criteri di interruzione precoce per efficacia in un’analisi ad interim prespecificata. A 42 mesi, i tassi stimati di sopravvivenza sono stati del 58% per la combinazione con ribociclib vs 46% per fulvestrant da solo. I risultati nei sottogruppi in prima e seconda linea, incluse le pazienti che recidivano entro 12 mesi dal trattamento adiuvante, sono in linea con quelli della popolazione globale.

Anche la sopravvivenza libera da progressione (Progression Free Survival, PFS) in prima linea di trattamento è stata raggiunta in questa analisi e ha dimostrato che ribociclib in combinazione con fulvestrant ha una PFS mediana di 33,6 mesi rispetto a 19,2 mesi nel braccio placebo (HR = 0,546; IC 95%: 0,415-0,718). Inoltre, la necessità di utilizzare la chemioterapia è stata ritardata in tutte le pazienti trattate con ribociclib e fulvestrant (HR = 0,696; IC 95%: 0,551-0,879).

“Gli straordinari risultati degli studi MONALEESA-3 e MONALEESA-7 rendono ribociclib l’inibitore di CDK4/6 con una sopravvivenza globale costantemente superiore”, ha aggiunto Susanne Schaffert, PhD, President, Novartis Oncology. “In quasi 25 anni, i tassi di sopravvivenza a 5 anni nel tumore mammario HR+ metastatico sono migliorati di quasi il 5%. Siamo impegnati ad aiutare queste donne ad avere una vita più lunga e re-immaginiamo un mondo dove il tumore metastatico della mammella diventi una malattia curabile”.

MONALEESA-3 è il più ampio studio che ha valutato un inibitore CDK4/6 e fulvestrant come terapia iniziale in donne in post-menopausa (n=726). Lo studio includeva donne non precedentemente trattate con terapia endocrina, comprese quelle con diagnosi de novo e con recidiva oltre i 12 mesi, donne con recidiva entro 12 mesi di terapia adiuvante e donne la cui malattia era andata in progressione durante la terapia endocrina per la malattia avanzata. Gli eventi avversi di grado 3/4 di interesse speciale più comuni osservati in questa analisi nelle pazienti che hanno ricevuto ribociclib e fulvestrant rispetto a fulvestrant da solo erano neutropenia (57,1% vs 0,8%), tossicità epatobiliare (13,7% vs 5,8%) prolungamento del tratto QTc (3,1% vs 1,2%), disturbi respiratori (2,3% vs 3,3%) e malattia polmonare interstiziale (0,2% vs 0%).

I dati preclinici mostrano che ribociclib è diverso dagli altri inibitori CDK4/6 per la sua capacità di colpire e inibire selettivamente CDK4″, ha spiegato Jeff Engelman, MD, Global Head of Oncology Research, Novartis Institutes for BioMedical Research. “Il CDK4 è il più importante ‘driver’ di progressione del tumore della mammella e si è dimostrato che, inibendolo, si blocca la capacità di proliferazione delle cellule del tumore al seno”.

Attualmente non esiste cura per il tumore avanzato della mammella. Il cancro mammario è la prima causa di morte tra le donne in Europa, ed è stato responsabile di più di 150.000 decessi nel 2018.
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