martedì, 4 agosto 2020
Medinews
15 Luglio 2005

TUMORI E TERAPIE BERSAGLIO

Le ultime acquisizioni sulle cure del tumore della mammella e sull’utilizzo delle nuove terapie mirate allargano in modo decisivo lo spettro d’azione degli oncologi.
Nella prevenzione della recidiva da carcinoma mammario, l’inibitore dell’aromatasi letrozolo è risultato essere più efficace rispetto al tamoxifene. Lo ha rivelato uno studio condotto dall’International Breast Cancer Study Group (IBSCG), al momento il trial più vasto in merito con 8.028 pazienti arruolate in 5 anni. Il rischio di recidiva è stato del 19% minore in quelle trattate con letrozolo rispetto a quelle sottoposte a tamoxifene. Il letrozolo ha dimostrato anche una maggiore azione protettiva contro le metastasi a distanza (27% di riduzione del rischio rispetto al tamoxifene).
Negli stadi iniziali del tumore della mammella, il trattamento adiuvante con docetaxel e doxorubicina ha dimostrato efficacia equivalente al trattamento standard con doxorubicina e ciclofosfamide. Il risultato, in contrasto con la maggiore efficacia di doxorubicina e docetaxel nella malattia metastatica, suggerisce che tale combinazione non dovrebbe essere utilizzata automaticamente come adiuvante nello stadio iniziale.
Un nuovo studio sul mieloma multiplo mostra che l’aggiunta di talidomide nella terapia standard aumenta le probabilità di remissione e riduce il rischio di recidiva. Il risultato, ad oggi il migliore tra quanto sia mai stato pubblicato, elimina finalmente la connotazione di ‘sentenza di morte’ finora gravante sulla diagnosi di mieloma.
Novità promettenti anche per il tumore del rene in stadio avanzato, grazie all’introduzione di un nuovo farmaco estremamente selettivo di assunzione orale, AG-013736, che rallenta la progressione della malattia in pazienti non più responsivi al trattamento standard. Uno studio condotto da centri europei e statunitensi su 52 pazienti affetti da carcinoma del rene metastatico, e in progressione nonostante il trattamento con immunoterapia, ha dimostrato infatti una risposta parziale (riduzione del tumore del 30%) nel 40% dei pazienti. Al follow up mediano di un anno, si è riscontrata progressione di malattia solo nel 25% dei pazienti.
Un altro agente bersaglio di elevata specificità, il PTK/ZK, ha invece dimostrato vantaggi molto limitati nell’utilizzo combinato alla chemioterapia iniziale (Folfox) in pazienti con tumore del colon retto metastatico. La sopravvivenza libera da malattia è migliorata del 12%, ma la differenza non è stata ritenuta statisticamente rilevante. I dati del trial, che è ancora in corso, mostrano invece un vantaggio molto significativo (39%) nei pazienti con alto tasso di LHD. Per il 2006 sono attesi i risultati sulla sopravvivenza globale.
TORNA INDIETRO