lunedì, 3 agosto 2020
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5 Giugno 2017

SPECIALE ASCO 2017 – N.4, 5 giugno 2017

PIÙ DIAGNOSI PRECOCI DI CANCRO IN FASE INIZIALE DOPO L’AFFORDABLE CARE ACT
Un’analisi su 273.0000 pazienti ha mostrato che tra il 2013 e il 2014 c’è stato un aumento dell’1% nella percentuale di tumori della mammella, del polmone e del colon-retto diagnosticati in stadio iniziale e quindi più curabili. Questo suggerisce un significativo numero di nuovi casi che avranno esiti migliori. Dopo la piena implementazione dell’Affordable Care Act (ACA) verso la fine del 2013, lo studio presentato oggi da Xuesong Han, Strategic Director di Health Policy and Healthcare Delivery Research, American Cancer Society di Atlanta, è il primo a esplorare i cambiamenti delle percentuali di tumori, quelli che si possono rivelare con gli screening, diagnosticati in stadio I. La mancanza di assicurazione medica negli Stati Uniti porta a ritardare la diagnosi di cancro che quindi è meno curabile. Per i cinque tipi di tumore analizzati in questo studio esistono screening per rilevarli in uno stadio precoce, anche se il dibattito su alcuni di questi rimane aperto: mammografia per il tumore della mammella, coloscopia per il tumore del colon-retto, Pap test e/o HPV per il tumore della cervice uterina, TAC e TAC spirale per il tumore del polmone e PSA per il tumore della prostata. L’aumento dell’1% delle diagnosi per quattro dei 5 tumori rilevabili con lo screening era il seguente: mammella 47,8 vs 48,9% e cervice uterina 47,3% vs 48,8% (differenza non significativa), nelle donne, polmone 16,6% vs 17,7% e colon-retto 22,8% vs 23,7%, in entrambi i sessi. Lo studio ha utilizzato il National Cancer Database, un registro dei casi di tumore riportati dagli ospedali statunitensi, che raccoglie circa il 70% delle nuove diagnosi di cancro ogni anno.
(Abstract 6521, Monday, June 5)

IL VACCINO ANTI-HPV PUÒ RIDURRE LE INFEZIONI ORALI DA HPV MA È ANCORA POCO DIFFUSO NEGLI STATI UNITI
Il vaccino contro il virus del Papilloma umano (HPV) protegge dalle infezioni orali dello stesso virus e quindi anche dalle manifestazioni tumorali del tratto orofaringeo. Nello studio presentato oggi da Maura L. Gillison della University of Texas MD Anderson Cancer Center, ma condotto alla Ohio State University di Columbus, gli autori hanno evidenziato che giovani adulti statunitensi, con almeno una dose di vaccino, mostravano un rischio ridotto dell’88% per le infezioni da HPV ad alto rischio rispetto ai giovani non vaccinati. Purtroppo, negli Stati Uniti, la copertura vaccinale per l’HPV rimane bassa, specialmente nei maschi, e questo limita il beneficio del vaccino per tutta la popolazione. Il tasso di tumori del cavo orale causati da HPV continua a crescere in America, ma nessuno studio clinico aveva valutato il potenziale uso del vaccino nella prevenzione delle infezioni orali da HPV, che potrebbero portare al tumore. Nello studio, sono stati considerati 2.627 giovani adulti di 18-33 anni, tra il 2011 e il 2014, per la comparazione tra chi aveva o no ricevuto una o più dosi di vaccino anti-HPV e sono stati esaminati quattro tipi di HPV: 16, 18, 6 e 11, che erano inclusi nei vaccini prima del 2016. I risultati mostrano che nel periodo 2011-2014 meno di uno su 5 giovani adulti (18,3%) aveva ricevuto almeno una dose di vaccino prima dei 25 anni. Il tasso di vaccinazione era più basso nei maschi (6,9%) che nelle femmine (29,2%). La prevalenza di infezioni orali da HPV coperte dal vaccino era più bassa tra i vaccinati che tra i non vaccinati (0,11% vs 1,61%), corrispondente a una riduzione dell’88,2% della prevalenza nei giovani che avevano ricevuto il vaccino. La prevalenza di infezione orale da altri 33 tipi di HPV non coperti da vaccinazione era simile nei due gruppi.
(Abstract 6003, Monday, June 5)

ASSOCIAZIONE TRA CAMBIAMENTI AL LAVORO E UTILIZZO DEI SERVIZI SANITARI NEL PRIMO ANNO DOPO LA DIAGNOSI DI CANCRO

Più della metà dei pazienti ha cambiato le condizioni di lavoro, nell’anno successivo alla diagnosi di tumore (mammella, colon-retto, polmone, prostata o melanoma), avvenuta tra il 2003 e il 2008. Le caratteristiche di lavoro e l’assistenza sanitaria nel primo anno dopo la diagnosi di cancro sono state analizzate in una ‘survey’ condotta nel 2013 in due centri del Kaiser Permanente negli stati del Colorado e dello stato di Washington. Lo studio, presentato oggi da John F. Dickerson del Kaiser Permanente Center for Health Research di Portland, ha preso in esame 465 sopravviventi che avevano ricevuto il questionario e dati completi di assistenza medica. Tra le persone che avevano un lavoro, 126 (56%) hanno riportato un cambiamento: erano soprattutto donne, con diagnosi di tumore in stadio AJCC 3 o 4, che avevano ricevuto chemioterapia o trattamento ormonale e avevano un caregiver. I cambiamenti lavorativi più frequenti erano: estensione del periodo di assenza pagato (53,2%) o non pagato (39,7%) e passaggio a un orario flessibile (29,4%). Questi cambiamenti sono stati fatti subito dopo la diagnosi nel 18,3% dei casi, durante il trattamento nel 70,6% o entro i 12 mesi dall’inizio del trattamento nel 26,2%. Il 28,6% ha scelto più di una opzione. I sopravviventi che hanno cambiato le condizioni di lavoro avevano più visite di controllo e una probabilità più alta di ospedalizzazione, ma non di visite al medico di famiglia, rispetto a quelli che non hanno dovuto prendere queste decisioni. Gli autori concludono che i cambiamenti al lavoro sono comuni nei sopravviventi e possono essere associati all’intensità del trattamento e ad altri aspetti di assistenza sanitaria nell’anno dopo la diagnosi. Studi prospettici dovranno valutare l’impatto del lavoro e dei servizi sanitari sugli esiti di salute di queste persone.
(Abstract 6551, Monday, June 5)

SALUTE E ACCESSO ALLE CURE IN CHI SI PRENDE CURA DI UN MALATO DI CANCRO
I caregiver di un paziente affetto da tumore sono più soggetti a disagio mentale, depressione e difficoltà di vedere un medico anche per i costi che le visite richiedono. I caregiver giocano un ruolo vitale nel supporto e trattamento dei malati di cancro e il loro benessere fisico e mentale può avere ripercussioni sulla qualità delle cure. L’analisi, presentata oggi da Emily Castellanos del Vanderbilt University Medical Center di Nashville, ha utilizzato i dati del Caregiver and Core Modules del BRFSS 2015, un ‘survey’ federale annuale sul comportamento legato alla salute, condizioni di salute e utilizzo di servizi di prevenzione. Il carico dei caregiver è stato valutato in termini di tempo (ore per settimana e durata delle cure) e di lavoro (cure personali e gestione della casa). In totale, sono stati esaminati 1.910 caregiver di malati di cancro e 84.412 non-caregiver. Rispetto ai controlli, i caregiver avevano maggiori probabilità di riportare impossibilità di vedere un medico per i costi che ne derivano (15% vs 9%), depressione (25% vs 17,9%) e disagio mentale (in media 5,7 giorni vs 3,1). Inoltre, rispetto ai caregiver con basso carico di lavoro, quelli con un carico più elevato mostravano un numero maggiore di giorni di disagio mentale, ma non di impedimento a causa dei costi.
(Abstract 6573, Monday, June 5)

CHEMIOTERAPIA, IL SUPPORTO NUTRIZIONALE MITIGA L’AUMENTO DEL PESO
Il counseling dietetico è un metodo relativamente semplice, economico, personalizzato e riproducibile per limitare l’aumento di peso causato dalla chemioterapia. Nei pazienti sottoposti a chemioterapia si manifestano effetti collaterali come aumento di peso, disgeusia (alterazione del gusto) e anoressia. Lo studio prospettico (Miami NICE), presentato oggi al Meeting ASCO da Damien Mikael Hansra dell’Oncology and Radiation Associates/Mercy Research Institute di Miami, ha valutato l’effetto dell’intervento di un nutrizionista in pazienti oncologici sottoposti a chemioterapia per limitarne l’evento avverso di aumento del peso. In totale, 50 malati sono stati suddivisi in due gruppi: uno (gruppo A) randomizzato a standard di cura, con visita mensile dall’oncologo per 3 mesi, counseling e consigli alimentari, l’altro (gruppo B) allo standard di cura e all’intervento del nutrizionista, in 3 visite di 30 minuti, al fine di individuare strategie alimentari ed educare il caregiver alla scelta della dieta, con ricette e altro, per mitigare gli effetti collaterali della terapia. L’indice di massa corporea (BMI) è stato misurato prima (gruppo A: 28,85 vs gruppo B: 27,34) e alle 3 visite programmate con l’oncologo. La variazione di BMI alla prima visita era 0,4 vs 0,09, alla seconda visita 4,6 vs -0,52 e alla terza 6,5 vs 0,46, con una significativa limitazione dell’aumento di peso nel gruppo che aveva ricevuto il supporto del nutrizionista, rispetto al gruppo di controllo.
(Abstract 6568, Monday, June 5)

L’IRRADIAZIONE ALL’ENCEFALO PREVIENE LE METASTASI CEREBRALI IN PAZIENTI CON TUMORE DEL POLMONE, MA NON ALLUNGA LA SOPRAVVIVENZA
La radioterapia, che viene utilizzata nella prevenzione delle metastasi cerebrali del tumore al polmone, può ridurne la comparsa, ma influenza la qualità di vita dei pazienti nei primi tre mesi e non ha alcun effetto sulla sopravvivenza. L’encefalo è una delle sedi principali di metastasi in pazienti con tumore al polmone non a piccole cellule (NSCLC) in stadio III. Lo studio presentato oggi da Harry J.M. Groen dell’Università di Groningen, University Medical Center, ha esaminato l’efficacia dell’irradiazione preventiva dell’encefalo (PCI) in pazienti con NSCLC in stadio avanzato nel ridurre l’incidenza di metastasi cerebrali sintomatiche. I 175 pazienti inclusi nello studio sono stati randomizzati tra il 2009 e il 2015 al trattamento con PCI o a osservazione (87 vs 88), dopo radio-chemioterapia in combinazione o in sequenza con o senza resezione chirurgica. Dopo un periodo mediano di 48,5 mesi, la percentuale di pazienti con metastasi cerebrali sintomatiche era 4,6% nel gruppo sottoposto a PCI e 28,4% nel gruppo di controllo. Sette pazienti (8,1%) nel gruppo PCI e 26 (29,7%) nel braccio di osservazione hanno manifestato metastasi cerebrali con tecnica di imaging. La sopravvivenza globale era 24,2 mesi nel gruppo trattato con PCI e 21,9 mesi nel braccio posto in osservazione, non significativa. Nei pazienti trattati con PCI, le misure della qualità di vita (questionari QLQ-C30, EuroQol 5D) erano peggiori dopo 3 mesi, ma non successivamente.
(Abstract 8502, Monday, June 5)

Lo Speciale ASCO 2017 è reso possibile grazie un education grant di Roche S.p.A

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