martedì, 4 agosto 2020
Medinews
1 Giugno 2015

SPECIALE ASCO 2015 – N.3, 1/06/2015

Chicago, 1 giugno

PREVENZIONE E CONTROLLO DEL CANCRO PER RIDURRE IL PESO ECONOMICO DELLA MALATTIA IN TUTTO IL MONDO
Vi è una grande disparità nel peso economico del cancro nei Paesi ricchi, come Stati Uniti, Gran Bretagna e Giappone, con costi che variano tra 183 e 460 dollari per paziente per anno, e Sud America, Asia e India, dove gli stessi costi non superano gli 8 dollari pro capite per anno. I Paesi con più alto reddito, infatti, spendono da 5 a 10 volte pro capite in più per il controllo dei tumori rispetto alle nazioni a basso e medio reddito. Al 51° Congresso dell’American Society of Clinical Oncology (ASCO) in corso a Chicago fino al domani il prof. Gilberto Lopez, oncologo medico al Centro Paulista de Oncologia e fondatore del HCor Onco Cancer Center, Oncoclinicas do Brasil e membro di facoltà della Johns Hopkins University School of Medicine e dell’editorial board di ASCO University, ha evidenziato l’impatto di queste disparità economiche. Nel 2010, il costo annuale per il cancro nel mondo raggiungeva 1,16 bilioni di dollari, ma stime ulteriori che aggiungevano i costi a lungo termine dei pazienti lo hanno innalzato a 2,5 bilioni. L’implementazione di prevenzione, diagnosi precoce e strategie di trattamento potrebbe far risparmiare da 2,4 a 3,7 milioni di vite ogni giorno nella maggior parte dei Paesi a basso e medio reddito, con un beneficio economico di 400 miliardi di dollari. Inoltre, è stato stimato che un investimento di 11,4 miliardi di dollari, spesi in prevenzione nelle zone con livelli di salute più bassi, può portare a un risparmio di 100 miliardi di dollari sui costi dei trattamenti oncologici futuri. Il prof. Lopez ha indicato i principali elementi che influenzano l’economia e la clinica: controllo dell’uso del tabacco e dell’obesità, oltre ai vaccini, alla diagnosi precoce e trattamento, cure palliative e pianificazione di sistemi di cura con la creazione dei registri del cancro. In particolare la disponibilità di dati di sorveglianza di alta qualità, che includono incidenza, stadio alla diagnosi e mortalità, attraverso registri basati sulla popolazione è essenziale per sviluppare programmi di controllo nazionali efficaci. Meno del 10% della popolazione mondiale è coperta da questi registri, ma la percentuale si riduce a meno del 6% in Asia e America centrale e meridionale ed è inferiore all’1% in Africa. I costi per istituire un adeguato registro per il cancro in molti Paesi sono esigui rispetto al peso economico della malattia. Ad esempio negli Stati Uniti, il peso economico annuale del cancro supera i 216 miliardi di dollari e costa meno di 75 milioni di dollari all’anno (0,03%) sovvenzionare il Programma Nazionale dei Centers for Disease Control and Prevention di Registri per il Cancro.


TUMORE DEL SENO: I VANTAGGI DI PERTUZUMAB NEL TRATTAMENTO DEL CARCINOMA AL SENO IN FASE PRECOCE
Presentati al Congresso ASCO i risultati dello studio di fase II NeoSphere che mostrano come pertuzumab in combinazione con trastuzumab e chemioterapia con docetaxel, somministrato prima dell’intervento, riduca il rischio di progressione e aumenti il tempo libero da malattia, rispetto a trastuzumab e chemioterapia, nelle donne con carcinoma mammario HER2-positivo in fase precoce (eBC). Il profilo di sicurezza del regime con pertuzumab è risultato sovrapponibile con quanto osservato negli studi precedenti e nessun nuovo evento è stato riscontrato. “I risultati dello studio NEOSPHERE presentati all’ASCO 2015 mostrano come pertuzumab in associazione a trastuzumab e chemioterapia riduca di circa il 40% la probabilità di avere metastasi a distanza o di morire per tumore mammario a tre anni dalla diagnosi iniziale e dalla terapia neoadiuvante. Lo studio inoltre, sembra confermare che la scomparsa completa del tumore dopo chemioterapia neoadiuvante possa essere predittiva di un beneficio a lungo termine. Questi dati – ha commentato Grazia Arpino, ricercatrice dell’Università Federico II Napoli – vengono ottenuti con un profilo di tossicità sovrapponibile a quello evidenziato nell’associazione chemioterapia e trastuzumab da solo. Si tratta di dati importanti che rappresentano un ulteriore passo verso la cura definitiva del carcinoma mammario. Pertuzumab, che già ha cambiato la storia naturale della malattia metastatica mammaria, si appresta infatti a modificare anche quella della patologia mammaria operabile o localmente avanzata. La combinazione pertuzumab- trastuzumab-chemioterapia, già approvata dalla FDA per il setting neoadiuvante, potrebbe presto diventare anche il nuovo standard di terapia adiuvante per le donne con carcinoma mammario operabile, se i dati dello studio APHINITY dimostreranno un profilo di attività analogo a quello osservato nel NEOSPHERE”. Nello studio NeoSphere, sia la sopravvivenza libera da progressione (PFS) sia la sopravvivenza libera da malattia (DFS) sono state valutate a tre anni. I risultati indicano che le donne trattate con il regime con pertuzumab prima dell’intervento chirurgico avevano una riduzione del 31% della probabilità di andare incontro a un peggioramento della malattia, recidiva o decesso (PFS HR=0.69; 95% CI, 0.34–1.40) rispetto a coloro che avevano ricevuto trastuzumab e chemioterapia. Le pazienti trattate con il regime con pertuzumab avevano il 40% in meno di probabilità di sviluppare una recidiva o di andare incontro a decesso. (DFS HR=0.60; 95% CI, 0.28–1.27). Inoltre, le donne arruolate nello studio NeoSphere, trattate nel contesto neoadiuvante, hanno ricevuto un anno di trattamento adiuvante con trastuzumab dopo l’intervento chirurgico associato a ulteriore chemioterapia. I risultati di questa analisi sono descrittivi, poiché lo studio non è stato disegnato per dimostrare la rilevanza statistica per la PFS e la DFS a tre anni. Questi risultati indicano che le pazienti che hanno raggiunto la pCR, vale a dire che non avevano tessuto tumorale rilevabile al momento dell’intervento chirurgico nella mammella e nei linfonodi locali interessati, hanno una maggiore probabilità in tutti i bracci dello studio di essere vive e libere da malattia a tre anni di distanza (PFS HR=0.54; 95% CI, 0.29–1.00; DFS HR=0.68; 95% CI, 0.36–1.26). Tale evidenza supporta l’associazione tra pCR e i risultati di outcome a lungo termine. La pCR raggiunta con pertuzumab, trastuzumab e chemioterapia è pari a 39,3% rispetto al 21,5% di trastuzumab e chemioterapia. Questi dati, presentati ad ASCO, indicano che il beneficio della risposta patologica raggiunto con la combinazione di pertuzumab, trastuzumab e chemioterapia può tradursi in miglioramento a lungo termine negli outcome delle pazienti. Nel 2013, la Food and Drug Administration (FDA) ha concesso l’approvazione accelerata (o ‘condizionale’) di pertuzumab in neoadiuvante per il trattamento delle pazienti ad alto rischio con eBC HER2-positivo. Sarà necessaria una revisione completa dei dati dello studio in corso di fase III APHINITY perché l’approvazione accelerata sia convertita in un pieno riconoscimento. Lo studio APHINITY mette a confronto pertuzumab, trastuzumab e chemioterapia verso trastuzumab e chemioterapia per il trattamento adiuvante (post intervento chirurgico) in pazienti con eBC HER2-positivo. I dati di APHINITY sono previsti per il 2016.


CANCRO DEL POLMONE: TERAPIA CONTRO BERSAGLIO MOLECOLARE RIDUCE IL TUMORE IN QUASI LA METÀ DEI PAZIENTI
In due studi registrativi (NP28673 e NP28761) presentati all’ASCO alectinib ha dimostrato di ridurre le dimensioni del tumore (tasso di risposta globale; ORR nei due studi: 50% e 47,8%, rispettivamente) in persone affette da carcinoma polmonare non a piccole cellule (NSCLC) ALK-positivo (ALK+) in stadio avanzato la cui malattia era progredita in seguito al trattamento con crizotinib. Inoltre, alectinib ha dimostrato di ridurre i tumori nei pazienti il cui cancro si era diffuso al sistema nervoso centrale (SNC) (ORR SNC: 57,1% e 68,8% rispettivamente). La durata mediana della risposta (DOR) è stata nei due studi rispettivamente di 11,2 e 7,5 mesi. Alectinib ha dimostrato un profilo di sicurezza coerente con quello osservato in studi precedenti. “Tra gli inibitori della tirosin-chinasi che agiscono sulla proteina ALK – ha spiegato Lucio Crinò, Direttore S.C. di Oncologia Medica, Azienda Ospedaliera di Perugia – alectinib si conferma come uno dei farmaci più promettenti in termini di efficacia, costo-beneficio e di minor tossicità. Inoltre, negli studi presentati ad ASCO non si sono registrati effetti collaterali di rilievo ed è emersa anche una notevole maneggevolezza, aspetto fondamentale sia per i clinici sia per i pazienti. Da non dimenticare poi l’eccellente attività di alectinib nelle lesioni del sistema nervoso centrale in quei pazienti che hanno un’inversione dell’oncogene EML4–ALK. In questi pazienti la diffusione di metastasi nel sistema nervoso centrale rappresenta infatti la principale causa di fallimento della terapia tradizionale. Grazie alla sua attività e ai suoi importanti benefici, alectinib costituisce una delle opzioni terapeutiche più innovative e importanti nel panorama del trattamento del tumore al polmone non a piccole cellule con mutazione ALK”.


TEST GENETICO PER TUTTE LE DONNE CON CANCRO OVAIO O SENO
A tutte le donne colpite da cancro del seno o dell’ovaio deve essere proposto il test per la ricerca delle mutazioni dei geni che moltiplicano il rischio di tumori femminili, quelli che hanno spinto l’attrice Angelina Jolie a sottoporsi a una mastectomia e alla rimozione di tube e ovaie per non ammalarsi, come era accaduto alla madre. L’indicazione del test genetico per tutte le pazienti arriva da due oncologhe italiane, Nicoletta Colombo, direttore della Divisione di ginecologia oncologica medica dell’Ieo di Milano, e Grazia Arpino, ricercatrice all’università Federico II di Napoli, dal congresso Asco. “Il test per la mutazione dei geni Brca1 e Brca2 nelle pazienti con cancro dell’ovaio – ha sottolineato Nicoletta Colombo, esperta di questa neoplasia – è importante innanzitutto per poter dare la terapia migliore alla paziente. Ma anche per allargare l’analisi, se il risultato è positivo, alla famiglia (valutare poi la familiarità del rischio allargando l’analisi se il risultato è positivo) e fare così davvero prevenzione per una neoplasia che attualmente è impossibile prevenire. Il 70-80% delle diagnosi, purtroppo, arriva ancora in fase avanzata”. Le mutazioni ‘incriminate’ sono presenti nel 20-25% di questi tumori. Fare prevenzione, conoscendo la familiarità del rischio, “significa prendere la pillola contraccettiva per le più giovani, che riduce nel 50% dei casi le probabilità di ammalarsi, oppure fare una scelta estrema, ma efficace: togliere le tube e poi le ovaie”. Come ha fatto l’attrice hollywoodiana, che con la sua testimonianza ha diviso l’opinione pubblica e soprattutto i medici, ma forse ha fatto riflettere le donne. Fare il test per la mutazione dei geni Brca1 e Brca2, dunque, è tutt’altro che un capriccio dovuto all”effetto Jolie. Andrebbe fatto a tutte le donne con cancro dell’ovaio o anche del seno, hanno affermato Colombo e Arpino. Ma non lo si fa, non in tutt’Italia almeno. “Al momento il test non è rimborsabile ovunque – hanno spiegato – i criteri sono diversi a seconda delle Regioni e mancano le strutture accreditate dal Ssn per farlo. Eppure, con le tecnologie attuali, il costo del test non supera i 500 euro”. Intanto, la ricerca prova a centrare il traguardo della diagnosi precoce anche per l’ovaio: “Stiamo lavorando – ha spiegato Colombo – sui microRna rilasciati dall’organismo come reazione al tumore, sono dei marcatori precocissimi della sua presenza”.

DONNE IN ONCOLOGIA: MINORI OPPORTUNITÀ, SPECIALMENTE A LIVELLO ACCADEMICO
Tre i motivi per il limitato numero di oncologhe donna che si dedicano alla carriera universitaria: innanzitutto, l’equilibrio lavoro-famiglia (58,7%); in secondo luogo, la percezione che il sesso maschile sia il leader naturale e, invece, le donne siano componenti del team e assistenti (50,5%); infine, il pregiudizio culturale di genere per il diffuso concetto che le donne devono prendersi cura della famiglia e della casa (38,7%). I dati derivano da uno studio condotto nel 2013 dall’European Society for Medical Oncology (ESMO) e sottolineano che, anche se i team sono composti in maggioranza da donne (57,6% rispetto a una maggioranza maschile del 31,6%), i direttori sono più freqentemente uomini (60,1%) che donne (39,9%). Questi dati riassumono quello che la maggior parte della popolazione pensa e sostengono l’intenzione dell’ASCO di iniziare a raccogliere prospetticamente dati sulla rappresentazione di genere in tutti gli aspetti dell’oncologia. Le due autrici dell’articolo pubblicato su ASCO Daily News, la prof.ssa S. Gail Eckhardt, Stapp/Harlow Endowed Chair for Cancer Research della University of Colorado School of Medicine presso l’Anschutz Medical Campus e Direttore Associato di Ricerca Translazionale alla University of Colorado Comprehensive Cancer Center, e la prof.ssa Jamie H. Von Roenn, Senior Director di Education, Science, and Career Development Department all’ASCO e Professore Aggiunto di Medicina e Oncologia Ematologica alla Northwestern University, hanno ripreso questo concetto sottolineando che all’ASCO era aperto il Women’s Networking Center focalizzato sullo sviluppo professionale e dove l’American Association for Cancer Research (AACR) ha sponsorizzato il gruppo di Women in Cancer Research. Quello che maggiormente manca è la guida nel negoziare l’offerta di lavoro, ma soprattutto è il modo in cui uomini e donne prendono in considerazione l’equilibrio famiglia-lavoro accademico. Entrambi i sessi sono preoccupati per la possibilità di compromettere l’equilibrio familiare, ma se i maschi non lo considerano un fattore decisivo per la scelta della carriera, per le donne questa decisione è molto importante, sia che siano coinvolti i figli o meno. Secondo le autrici, bisogna focalizzarsi sul modo di valorizzare entrambi i sessi perché altrimenti si possono perdere componenti importanti della comunità della ricerca accademica per mancanza di risorse o per altri motivi personali. Il futuro quindi non risiede solo nella terapia personalizzata dei pazienti, ma anche nell’esperienza lavorativa.

Lo speciale media ASCO 2015 è reso possibile grazie un education grant di Roche
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