Medinews
9 Maggio 2002

L’ultimo posto dell’Italia nelle cure palliative

L’appello ad un uso più massiccio delle cure palliative e ad una maggiore diffusione del trattamento analgesico, viene da due illustri esponenti dell’oncologia italiana, Umberto Veronesi e Francesco Cognetti che a Orlando hanno denunciato il ritardo dell’Italia nell’utilizzo delle cure palliative. Eppure oggi esistono farmaci in nuove formulazioni – alcuni anche di semplice utilizzo, come i cerotti – che garantiscono l’efficacia terapeutica per tre giorni. Ma da noi il loro consumo in confronto alla Germania, alla Francia e alla Spagna è molto contenuto. Il controllo del dolore, soprattutto nella fase avanzata della malattia, è un problema grave che deve essere affrontato per garantire una buona qualità di vita al malato terminale. “Secondo un’indagine condotta lo scorso anno in 20 ospedali italiani – afferma Cognetti – il 92,2% riporta una forma di sofferenza e il 46% dolore intenso al limite della sopportabilità. Di questi solo il 28,5% aveva ricevuto un trattamento analgesico nelle ultime 24 ore”. “I medici italiani – spiega Veronesi – sono ancora molto cauti nel somministrare farmaci antidolorifici anche perché sono convinti che la morfina dia assuefazione ma da un nostro studio è stato evidenziato che ciò avviene solo nell’1% dei casi. Inoltre si deve tenere presente che l’assuefazione è legata alla preparazione farmacologica: c’è un abisso tra gli oppiacei dati ad una persona che ha dolore e quelli presi da chi vuole creare una situazione di distacco dalla realtà”.
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