venerdì, 22 gennaio 2021
Medinews
9 Maggio 2002

La prevenzione a tavola

“Il percorso della prevenzione anticancro clinicamente testata passa dai negozi di frutta e verdura fino alla cucina di casa, con una tappa alla farmacia locale per un elenco delle sostanze utilizzate per la cura di situazioni croniche”, dice Peter Greenwald, direttore della Divisione di Cancer Prevention del National Cancer Institute (NCI). Durante le premiazioni ASCO 2002, lo scienziato ha spiegato che i ricercatori impegnati nella prevenzione dei tumori stanno studiando la correlazione tra processi biologici e componenti di alimenti comuni in grado di alterare il processo carcinogenico. “Questo approccio cambierà la pratica dell’oncologia – e la vita degli oncologi – nei prossimi 10 anni”, afferma Greenwald. “Come i cardiologi, gli oncologi saranno in grado di rilevare specifici fattori di rischio e offrire ai pazienti farmaci o interventi diretti per ridurli. Lavoreranno in equipe con i colleghi di medicina interna, ginecologia e altre specialità, e sperimenteranno questo new deal. Quello che oggi sembra fantasia da laboratorio diventerà presto realtà negli ambulatori”. Il dott. Greenwald ha descritto uno specifico percorso metabolico connesso allo sviluppo delle masse tumorali. “Il target di molti agenti chemiopreventivi è il percorso metabolico dell’acido arachidonico (che si trova negli acidi linoleici negli acidi grassi – oli vegetali, ndr) ed influenzato da quello che ciascuno di noi sceglie di mangiare. Una parte di questo percorso è controllata dalla cicloossigenasi (COX) e colpisce la sintesi di prostaglandine e tromboxanasi ed è il motivo che spinge molti ad assumere aspirina per prevenire gli attacchi cardiaci. L’altra parte è controllata dalle lipoossigenasi (LOX), che possono influire sulla carcinogenesi. Poiché tutti gli stadi di neoplasie del colon umano manifestano COX-2, l’inibizione di COX è molto importante. “L’uso di antinfiammatori non steroidei – prosegue lo studioso – è stato utilizzato per proteggere da polipi e per ridurre incidenza e mortalità del cancro al colon un ottimo esempio di sintesi di epidemiologia e biologia nella ricerca sulla prevenzione del cancro”. Attualmente sono in corso ricerche mirate ad analizzare quantificare questi effetti. L’inibizione della LOX può aiutare nella prevenzione del cancro del polmone e di altri tipi di tumore. “Riteniamo che i LOX inibitori impiegati per il trattamento dell’asma dovrebbero essere testati per attività di chemioprevenzione, specie su ex-fumatori,” sostiene Greenwald. I LOX inibitori, infatti, riducono infiammazione polmonare, migrazione di globuli bianchi e broncospasmi. Poiché l’infiammazione polmonare in alcuni casi predispone al cancro – prosegue l’oncologo – pensiamo che debbano essere condotti studi ulteriori in merito. Sappiamo inoltre che il LOX mRNA è presente nelle cellule del tumore del polmone, e che un LOX inibitore rallenta la crescita delle cellule dell’adenocarcinoma e dei tumori del seno e del colon”. Particolare oggetto di studio, da molte angolazioni, è la prevenzione del tumore del polmone. Ci sono circa 50 milioni di fumatori negli Stati Uniti, e circa lo stesso numero di ex-fumatori. “È l’opportunità di attuare una buona chemioprevenzione”, osserva Greenwald, “perché l’esposizione è molto prolungata”. Gli studi in corso includono trial di fase II sull’inibizione farnesil transferasi e COX-2 per la prevenzione del cancro del polmone. L’NCI ha stanziato fondi per lo sviluppo di migliori modelli e agenti chemiopreventivi da sperimentare su ex-fumatori. Sono all’esame anche nuovi farmaci chemiopreventivi per i tumori di prostata e seno. L’efficacia di Tamoxifene nella prevenzione è stata dimostrata e il trial STAR (Study of Tamoxifen and Raloxifene) ha già arruolato 22.000 donne. “Si tratta di un confronto tra i due farmaci per verificare se si possono ottenere i benefici del tamoxifene senza i suoi effetti collaterali,” spiega il dr. Greenwald. Occorrono nuovi agenti per curare il 30% dei tumori della mammella con negatività dei recettori per gli estrogeni. Selenio e Finasteride sono entrambi utilizzati in trial clinici per valutarne gli effetti contro il cancro della prostata. Al momento sono 32.000 i pazienti arruolati nel trial SELECT (prevenzione anticancro con Selenio e vitamina F). “Studi recenti hanno evidenziato neoplasie prostatiche intraepiteliali addirittura in soggetti di 19 anni,” sottolinea Greeenwald, “perciò trovare un agente chemiopreventivo è di cruciale importanza”. Un’area di particolare interesse per ricercatori della chemioprevenzione è quella degli alimenti con effetti di particolare impatto sui tumori. Si tratta di cibi tendenzialmente non tossici. Ad esempio, il licopene contenuto nei pomodori maturi è un potenziale agente chemiopreventivo. Per questo è stato preparato un nuovo tipo di pomodoro che massimizza il contenuto di licopene. Un altro nuovo prodotto alimentare è il pomodoro che cresce in terreni salati, caratteristica ambientale in aumento nel mondo. La soia, che ha già un alto livello di genistein, può essere modificata per aumentare contenuto di oli salubri e genistein, resistenza ad insetti e tolleranza agli erbicidi. Ricordando che gli scienziati hanno recentemente mappato il genoma completo del riso, il dr. Greenwald ha inoltre spiegato che il ‘riso dorato’ potrebbe far fronte al crescente bisogno di questo cereale nel mondo. “Si tratta di riso in cui è stato inserito con un gene di betacarotene estratto dai narcisi,” spiega. “Può significare un notevole progresso sanitario nelle nazioni in cui la carenza di vitamina A causa cecità e altre malattie da malnutrizione”. Anche se dal lato opposto, la malnutrizione è il problema cruciale anche per gli Stati Uniti, dove l’obesità è in crescita esponenziale. L’aumento di peso negli adulti è associato ad un elevato rischio di cancro della mammella post-menopausale. L’obesità è inoltre considerata fattore di rischio per tumori di endometrio, rene, e probabilmente prostata e colon. Altre aree di studio con potenziali effetti sulla salute pubblica ed individuale includono l’uso di nuove tecnologie molecolari e vaccini. “Dobbiamo continuare ad occuparci di prevenzione anticancro sia negli istituti di ricerca che nella pratica clinica”, conclude Greenwald.
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