martedì, 27 luglio 2021
Medinews
9 Maggio 2002

Farmaci intelligenti ma troppo costosi

Lo ha dichiarato ad Orlando Brian Druker, professore di medicina all’Oregon Health and Science University di Portland. Uno studio randomizzato condotto in 177 centri di 16 Paesi diversi su un totale di 1106 pazienti ha infatti dimostro di essere notevolmente più efficace della terapia fino ad ora utilizzata basata su interferone in combinazione con Ara-C (citarabina). Non lasciano dubbi i risultati, che riportano una progressione della malattia dopo un anno di trattamento del 4% contro il 19% registrato nei pazienti trattati con interferone. Altrettanto soddisfacenti i risultati in termini di risposta citogenetica completa che raggiunge il 68% nei pazienti trattati con Glivec, mentre si ferma al 7% per quelli trattati con la terapia tradizionale. “La risposta citogenetica è un indice di riferimento importantissimo – sottolinea Druker – perché è fortemente correlata all’aumento della sopravvivenza dei pazienti”. Meno invasivo e meglio tollerato, questo farmaco viene abbandonato solo dall’1% dei pazienti, mentre il 23% interrompe per intollerabilità la terapia con interferone. Destinato a diventare la terapia standard per la cura della leucemia mieloide cronica, il Glivec sarà comunque ancora oggetto di studi. Rimane infatti un punto da chiarire, se debba essere usato in sostituzione o prima di un trapianto di cellule staminali, fino ad oggi l’unica cura per questa patologia. All’esultanza per scoperte che potrebbero significare guarigione o almeno buona qualità di vita per milioni di persone, si associa però il disagio di dover fare i conti con i costi proibitivi di questi nuovi farmaci, che rischiano di far affondare la sanità pubblica o, peggio, di costringere i medici a fare scelte discriminatorie nei confronti dei malati. Il Glivec è capace sì di curare con ottimi risultati alcune forme di leucemia, ma allo spropositato costo di 25 mila dollari l’anno. Particolarmente preoccupato si è mostrato il prof. Silvio Monfardini, direttore della divisione di oncologia dell’ospedale di Padova, che trova difficile il rispetto delle direttive del ministero. “La limitazione della spesa – sostiene – porrà sempre più problemi etici ai medici su chi trattare e chi no. Se non si prenderanno provvedimenti per razionalizzare aumenterà la migrazione dei malati verso i centri che hanno a disposizione più budget”.
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