Medinews
7 Maggio 2003

LA RETE ONCOLOGICA PIEMONTESE

Si chiama Rete Oncologica ed è stata attivata nella Regione Piemonte per affrontare in modo omogeneo il problema tumori. Il modello si basa su un principio chiaro: tutta l’attività oncologica va impostata, organizzata e gestita al servizio del paziente e della sua famiglia. Il malato viene accolto, indirizzato e accompagnato attraverso l’intero iter sanitario monitorando l’adeguatezza delle cure prestate e l’evoluzione del suo stato di salute. In questo modo, la Rete Oncologica garantisce lo stesso trattamento su tutto il territorio, la razionalizzazione della spesa, l’ottimizzazione dei servizi e soprattutto l’eccellenza delle prestazioni negli ospedali della Regione.

Per attuare questa scommessa ‘culturale’ ed organizzativa, la Rete ha suddiviso la Regione in nove Poli Oncologici, dedicati ognuno al bacino di utenza di più ospedali e costituiti in modo da favorire la collaborazione tra le varie Aziende all’interno di ogni Polo. Per ognuna delle nove unità, e per ogni azienda, sono state individuate nuove strutture operative attraverso cui realizzare le attività della Rete (Centro Accoglienza e Servizi e Gruppi Interdisciplinari Cure). È stata costituita, inoltre, una struttura centrale chiamata Unità di Coordinamento Rete, di cui fanno parte anche i coordinatori dei singoli Poli. Questa impianto, complesso e impegnativo, rappresenta il supporto istituzionale ed organizzativo senza il quale un’iniziativa così importante rischia di non poter essere realizzata. La Rete funziona anche grazie al coinvolgimento dei medici di medicina generale e dei pediatri di libera scelta.
In occasione del IV Congresso Nazionale di Oncologia Medica (AIOM) si succedono alcuni momenti di confronto tra operatori sanitari, delle diverse realtà italiane (medici, infermieri professionali, psicologi, associazioni dei pazienti e delle loro famiglie, fisioterapisti) e i responsabili della programmazione regionale oncologica. In questo modo è possibile realizzare quanto indicato dal titolo dato al congresso: “Dalla Ricerca 1’Evidenza per una Assistenza Clinica di Qualità”.

Per quanto riguarda la prevenzione, dal 1992 nella città di Torino e dal 1999 su tutto il territorio regionale, è stato attivato il Programma di Screening dei tumori femminili, grazie al quale sono state invitate, sino ad oggi, circa 1.100.000 donne piemontesi. In base ai dati statistici disponibili, grazie allo screening organizzato, oggi si assiste ad una sensibile riduzione dei decessi per cancro del seno e dell’utero. Due anni fa è stata, inoltre, attivata la sperimentazione di un programma di screening per i tumori del colon retto, basato sulle analoghe modalità organizzative e tecnico-scientifiche utilizzate nel lavoro eseguito per i tumori femminili.
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