Medinews
7 Maggio 2003

GLI ONCOLOGI PREMIANO I GIORNALISTI

Prima edizione del riconoscimento alla memoria di Giovanni Maria Pace

A Francesco Marabotto (Ansa) e Manuela Lucchini (Tg1) una targa e 2500 euro. La consegna durante la cerimonia inaugurale del IV Congresso Nazionale AIOM

Torino, 28 settembre 2002 – Francesco Marabotto e Manuela Lucchini, rispettivamente caposervizio dell’agenzia Ansa e caporedattore del Tg1, sono i primi vincitori del premio giornalistico “Giovanni Maria Pace” per la divulgazione scientifica, indetto dall’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM), insieme a Bristol Myers Squibb, per ricordare il collega di Repubblica scomparso nel luglio scorso. Marabotto e Lucchini hanno ricevuto il premio al Lingotto di Torino, durante la cerimonia di apertura del IV congresso nazionale dell’AIOM. A consegnare la targa e i 2.500 euro ai vincitori sono stati il presidente degli oncologi italiani, Francesco Cognetti e l’amministratore delegato di Bristol Myers Squibb Italia, Giovanni Caforio, entrambi membri della giuria insieme al direttore di Repubblica Ezio Mauro. Alla consegna del premio erano presenti anche la vedova di Giovanni Maria e Giuseppe Smorto amico e collega al quotidiano di via Indipendenza.
Francesco Marabotto è stato insignito del riconoscimento perché, come recita la motivazione, “con il suo stile rigoroso e sempre attento all’interesse dei cittadini, ha contribuito alla crescita culturale del dibattito medico-sanitario del Paese e delle sue Istituzioni”.
Manuela Lucchini ha invece visto premiato il suo impegno quotidiano perché “con la forza dei testi, delle interviste e delle immagini ha fatto entrare nelle case degli italiani i drammi e le speranze dei ricercatori, contribuendo in misura determinante all’educazione della popolazione, con una verità scientifica che non fa spettacolo ma cultura”.
“Giovanni Maria Pace – lo ha ricordato il prof. Cognetti – è stato sicuramente uno dei divulgatori che sapevano svolgere meglio il ruolo di l’interprete fra il mondo scientifico, la scienza e la gente comune. Anche durante i lunghi anni della malattia non aveva smesso di essere curioso, di guardare in faccia quel male che lo aveva colpito per raccontare ai suoi lettori le novità e i progressi della ricerca oncologica. La posizione di privilegio che gli consentiva la professione – ha proseguito Cognetti – Giovanni Maria l’aveva infatti messa a disposizione dei tanti malati di cui si faceva portavoce e a cui riferiva con il suo stile sobrio, mai trionfalistico, perché chi soffre – e lui purtroppo lo stava provando in prima persona – non deve essere illuso”.
“Essere tra i promotori di questa iniziativa – ha commentato il dott. Caforio – è per la nostra azienda un dovere morale nei confronti di un giornalista di cui abbiamo apprezzato l’intelligenza e la capacità non comune di rendere meno terribile anche un argomento come il cancro. Per chi fa ricerca e produce farmaci confrontarsi con professionisti come Giovanni Maria Pace sicuramente è un piacere intellettuale e uno stimolo a proseguire nel nostro lavoro”.
TORNA INDIETRO