martedì, 1 dicembre 2020
Medinews
4 Febbraio 2003

TUMORI, CALANO I MORTI IN ITALIA PIU’ MALATI AL NORD, AL SUD SI GUARISCE MENO

Da Napoli l’appello al mondo politico degli oncologi medici:
“Tutti i cittadini devono poter avere le stesse opportunità”

Napoli, 5 novembre 2001 – Oggi in Italia di cancro si muore di meno: rispetto all’inizio degli anni Novanta i decessi nel nostro Paese per tumore sono diminuiti del 6%, con una riduzione marcata soprattutto nella fascia d’età tra i 35 e i 64 anni: -10% nelle donne e addirittura -19% negli uomini. In base agli ultimi dati dei 14 Registri Tumori italiani – che hanno preso in esame oltre 210.000 casi, seguiti dal 1994 fino all’aprile 2000, su una popolazione di sette milioni di cittadini – alla fine degli anni Novanta la sopravvivenza è nettamente migliorata se raffrontata a quella rilevata alla fine degli Ottanta. Il guadagno medio è di sette punti percentuali per gli uomini (dal 32 al 39%) e sei per le donne (dal 50 al 56%), che significa migliaia di pazienti ancora in vita a 5 anni dalla diagnosi, il 47% del totale, quasi un malato su due. Risultati migliori di quelli inglesi e ormai equiparabili a quelli svizzeri e statunitensi. Ma è anche un’Italia a due facce quella che emerge dai dati epidemiologici: al Nord ci si ammala più facilmente, al Sud si guarisce meno. Le abitudini di vita, e in particolare le condizioni ambientali, dovute in gran parte all’inquinamento industriale – i morti per l’esposizione ai veleni del cloruro di vinile al Petrolchimico di Marghera e quelli per aver respirato amianto a Casale Monferrato sono gli esempi più eclatanti – hanno incrementato nell’Italia settentrionale l’incidenza delle neoplasie, fra cui quelle al polmone e al fegato. L’Italia meridionale, nonostante i progressi recenti e le professionalità degli oncologi medici, sconta invece ancora una cronica carenza di strutture, soprattutto radioterapiche: i dati dei Registri sulla sopravvivenza indicano infatti una netta differenza percentuale rispetto al resto della Penisola. Nel Registro di Ragusa, l’unico presente al Sud, il tumore della vescica negli uomini mostra una sopravvivenza a cinque anni del 39% contro il 71% generale, quello della prostata (34% contro il 48%), del seno (70% rispetto all’81 del resto della penisola). Ad analizzare la situazione e a lanciare un appello alle istituzioni per una reale omogeneità nei trattamenti e nelle strutture sono i vertici dell’Associazione Italiana di Oncologia Medica, riuniti fino a mercoledì 7 novembre alla Mostra d’Oltremare di Napoli per il loro III Congresso nazionale.

In base ai calcoli si stima che nel corso dell’anno vengano colpiti da una neoplasia 270.000 italiani e che 160.000 siano i decessi. Nonostante questi numeri impressionanti, la notizia rassicurante è che grazie alla prevenzione e alla ricerca il cancro oggi in Italia fa meno paura. Per alcune neoplasie l’incremento della sopravvivenza è evidente. E’ il caso del tumore della prostata: nel 1985 la sopravvivenza relativa a 5 anni era del 46%, nel quinquennio 1990-1994 ha fatto registrare un +19% passando al 65%. Ma risultati importanti sono stati raggiunti anche per il tumore del testicolo (93% contro l’85% precedente) e del retto (48% contro 41%).
La forbice che c’è ancora tra il Nord e il Sud è però ancora troppo marcata. “E’ assurdo che in un Paese come l’Italia si ottengano ancora risultati diseguali nelle diverse aree geografiche – è il commento del prof. Francesco Cognetti, presidente eletto dell’AIOM –. Ovunque vivano o siano nati, i cittadini italiani hanno il diritto di ricevere trattamenti omogenei che consentano loro di avere le stesse chance di guarigione”. “L’analisi dei dati a nostra disposizione – sostiene il prof. Riccardo Rosso, presidente nazionale degli oncologi italiani – mi sembra dimostri inequivocabilmente che i malati vengono curati meglio nelle strutture dove si fa ricerca. Solo nell’ambito di sperimentazioni cliniche controllate si ha infatti un’attenzione particolare al trattamento di ogni singolo caso e si ha accesso prima e in totale sicurezza alle cure più innovative”. “A influenzare, spesso pesantemente, la sopravvivenza dei malati di cancro sia al Nord che al Sud – aggiunge il prof. Roberto Labianca, Responsabile della Divisione di Oncologia degli Ospedali Riuniti di Bergamo – ci sono anche le ristrettezze economiche con cui i servizi sanitari di tutto il mondo si trovano a fare i conti. I costi delle terapie più innovative sono elevati, mentre i budget previsti sono fermi a protocolli basati su farmaci tradizionali, nella maggior parte dei casi molto più economici”.
L’affiorare di questi problemi rende però la situazione non più sostenibile. E proprio per questo l’AIOM rivolge un appello alle autorità politiche “perché – afferma il prof. Cognetti – vigilino sull’osservanza delle leggi in materia di cancerogenesi ambientale e professionale, in particolare nelle regioni più industrializzate, e indirizzino proficuamente tutte le risorse al fine di sanare le differenze tra Nord e Sud”. “Uno degli impegni prioritari dell’AIOM – ribadiscono Rosso e Cognetti – sarà dunque quello di porre le basi che impediscano il realizzarsi di queste gravissime disuguaglianze”. Già adesso comunque l’Associazione ha avviato un censimento di tutte le strutture oncologiche per conoscere nel dettaglio la realtà italiana: le eccellenze ma, soprattutto, le priorità sanitarie, le urgenze e le specifiche necessità di strutture e personale nelle diverse zone.
“Questi dati – spiega il prof. Francesco Di Costanzo, segretario nazionale AIOM – saranno rilevati attraverso appositi questionari e ispezioni sul territorio. I risultati, che saranno pronti entro il 2002, verranno pubblicati in un Libro Bianco: uno strumento sicuramente utile per noi oncologi ma anche per il ministero della Salute e per gli stessi amministratori locali”. Parallelamente al censimento, l’AIOM sta lavorando per promuovere la cooperazione tra gli specialisti: la partenza cioè dei dipartimenti, che adesso esistono solo sulla carta. “Oggi purtroppo – sostiene Di Costanzo – non c’è infatti sempre la necessaria collaborazione tra radioterapisti, oncologi medici e chirurghi. L’AIOM ha il dovere di far sì che avvenga questo colloquio tra specialisti, così come è importantissimo che tra le società scientifiche ci sia un’osmosi continua”.
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