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4 Febbraio 2003

TUMORE DELLA MAMMELLA

In base ai dati di tutti i registri tumori, in Italia ogni anno il tumore del seno colpisce 28.117 donne e causa 11.000 decessi. Nel nostro Paese questa malattia è la prima causa di morte nelle donne nella fascia d’età tra i 35 e i 44 anni e in molte zone rappresenta un quarto circa di tutti i tumori di cui soffrono le donne. Negli ultimi anni si è osservata una diminuzione della mortalità.
Nel meridione e nelle isole l’incidenza della malattia è tuttora relativamente bassa rispetto alla media dei paesi industrializzati, mentre aumenta progressivamente salendo al nord. I motivi di questa distribuzione geografica non sono completamente noti anche se, verosimilmente, sono correlati sia alle abitudini riproduttive (al nord le donne fanno meno figli) che all’alimentazione e all’industrializzazione.

Tra i principali fattori di rischio vi sono:

L’età – Raramente il tumore al seno compare nelle donne sotto i 30 anni. La percentuale di donne colpite aumenta rapidamente intorno al periodo della menopausa, e continua a crescere con l’avanzare dell’età, anche se più lentamente dopo il climaterio. Se la probabilità di malattia per una donna con meno di quarant’anni è del 4-5%, negli anni immediatamente successivi il rischio sale al 25%.

La predisposizione familiare – Ricerche cliniche che hanno identificato i due geni responsabili di una particolare forma di cancro alla mammella, definita ‘familiare’: il BRCA1 e il BRCA2. Dagli studi compiuti si è visto che le donne portatrici di una mutazione del BRCA1 hanno un rischio complessivo di sviluppare il cancro al seno che può arrivare all’87%. Nel complesso, comunque, l’incidenza del tumore familiare è probabile che rappresenti solo il 6-8% di tutti i carcinomi alla mammella.

La storia riproduttiva – Il non avere figli viene considerato un fattore di rischio. Per le mamme inoltre sembra anche incidere il numero di figli e l’età in cui hanno partorito: il cancro al seno è meno frequente nelle donne che hanno avuto il primo bambino prima dei ventuno anni, mentre si considera fattore di rischio partorire per la prima volta dopo i 30. Sembra inoltre esserci un rapporto inverso tra numero di figli, incidenza e precocità del tumore. Anche la data della prima mestruazione e dell’inizio della menopausa possono diventare significative: un menarca precoce e una menopausa tardiva sembrano predisporre la donna alla malattia.

Il ruolo dell’alimentazione e dell’obesità – Il collegamento tra abitudini alimentari e incidenza della malattia non sembra essere così stretto come invece accade per altre forme tumorali. Tuttavia si è notato che un’alimentazione basata su farine eccessivamente raffinate e su alimenti di origine animale, come quella prevalente nei Paesi industrializzati, favorisce il cancro al seno. Indipendentemente da come si mangia inoltre, anche l’obesità, soprattutto dopo la menopausa, costituisce un fattore di rischio.

Radiazioni ionizzanti – L’esposizione ai raggi X (radiazioni ionizzanti) rappresenta un fattore di rischio. Un’esposizione pericolosa è quella che deriva dalla radioterapia per la cura di tumori vicini alla mammella (per esempio i tumori alla tiroide ed i linfomi). Non sono considerate a rischio, invece, le dosi radioattive assorbite dalle donne durante la mammografia di controllo eseguita con apparecchiature recenti. In genere, comunque, la quota delle donne che rischia il tumore al seno per questa causa non è alta.
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