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Medinews
12 Febbraio 2013

SCIOPERO SALE PARTO: IN PIEMONTE OLTRE 90% DI ADESIONI. “PROTESTIAMO PER GARANTIRE LA SICUREZZA A MADRI E NEONATI”

Torino, 12 febbraio 2013 – Il Presidente della SIGO Nicola Surico: “Dobbiamo far conoscere a tutti la disastrosa situazione nella quale operiamo quotidianamente. Garantiamo comunque tutti i servizi d’emergenza

Oggi per la prima volta ginecologi ed ostetrici italiani incrociano le braccia. Sono bloccati i parti programmati, gli esami e le visite negli ospedali pubblici e privati anche in Piemonte dove l’adesione ha raggiunto quota 90% tra il personale sanitario. Ovviamente vengono garantite tutte le emergenze. Alla protesta partecipano la Società Italiana di Ginecologia ed Ostetricia (SIGO), l’Associazione ostetrici ginecologi ospedalieri italiani (AOGOI), Associazione ginecologi universitari (AGUI), Federazione sindacale medici dirigenti (FESMED), Associazione ginecologi territoriali (AGITE), Società italiana di ecografia ostetrica e ginecologica e metodologie biofisiche (SIEOG) e Associazione italiana di ostetricia (AIO), Centri studio conservazione ovociti e sperma umani (CECOS) e Società italiana di fertilità e sterilità (SIFES). “La altissima adesione testimonia l’importanza e la necessità della nostra protesta – afferma il prof. Nicola Surico, Presidente SIGO e docente all’Università del Piemonte Orientale -. La nostra scelta può apparire estrema, ma nasce dall’urgente esigenza di far conoscere all’intera opinione pubblica nazionale la disastrosa situazione nella quale ginecologi ed ostetrici si trovano ad operare quotidianamente. Tre sono i principali motivi del nostro sciopero: i recenti tagli previsti al sistema sanitario nazionale, la mancata attuazione della riforma dei punti nascita del 2010 e l’insostenibile crescita del contenzioso medico-legale. Le ultime manovre finanziarie hanno messo in ginocchio l’assistenza sanitaria anche in settori chiave come quello del percorso nascita. Inoltre – prosegue Surico – chiediamo un forte impegno affinché sia immediatamente applicata la riforma dei punti nascita del 2010. Quel provvedimento prevedeva la chiusura di tutti i reparti che svolgevano meno di 500 parti l’anno. Dopo due anni dobbiamo costatare che gran parte di quella riforma è rimasta solo sulla carta”. “L’insostenibilità dei costi delle polizze assicurative, la difficoltà a sottoscriverle con costi elevatissimi e il mancato obbligo della tutela assicurativa da parte delle aziende ci pone in serie difficoltà in vista dell’obbligo di contrarre un’assicurazione RC professionale entro il 13 agosto 2013 – sottolinea il Presidente Surico -. Non è così garantita a chi opera nelle sale parto la necessaria tranquillità per lavorare al meglio. Bisogna anche ricordare che molte strutture hanno carenza di organico sia di ginecologi che di ostetriche e un mancato aggiornamento delle tecnologie necessarie per erogare un’assistenza ai massimi livelli. Secondo noi le forze politiche devono inserire il tema del contenzioso medico-legale nei programmi di governo e prevedere l’obbligatorietà della polizza assicurativa, da parte delle aziende sanitarie, ed un tetto ai risarcimenti come avviene in altri Stati”. “Per grande senso di responsabilità verso l’intera collettività, oggi garantiamo comunque in tutti i reparti materno-infantili personale che possa gestire le emergenze – sottolinea Surico -. Non protestiamo per difendere piccoli interessi di “casta”. Il nostro obiettivo è assicurare la piena e totale sicurezza alle madri che partoriscono nel nostro Paese. Questo diritto fondamentale può essere garantito grazie a un sistema sanitario efficiente nel quale un ginecologo ed una ostetrica possano operare in reparti qualificati, adeguatamente finanziati e senza il pericolo di incorrere costantemente in una causa legale con richieste di maxi risarcimenti”.
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