mercoledì, 21 aprile 2021
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25 Ottobre 2013

PIEMONTE, PREOCCUPAZIONE PER I TAGLI PER IL 75% DEGLI ONCOLOGI. “SERVONO RISORSE, MA SONO TROPPI I DUBBI SUI NUOVI BIOSIMILARI”

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Torino, 13 settembre 2013 – Possibili risparmi da quelli già in commercio. Mentre le incertezze riguardano i farmaci simili (ma non uguali) agli anticorpi monoclonali non ancora disponibili in Italia. I punti critici sono la diversa efficacia (42%) e immunogenicità (33%). L’87% degli specialisti chiede di decidere sulla sostituibilità

Per il 75% degli oncologi piemontesi i tagli alla sanità nella Regione incidono sulla qualità delle cure dei pazienti con cancro. È indispensabile individuare nuove risorse per affrontare le sfide che il sistema dovrà sostenere nei prossimi anni. I biosimilari, farmaci simili ma non uguali ai biologici originatori, rappresentano un’opportunità per il risparmio per il 42% degli specialisti della Regione, ma la maggioranza (58%) ritiene sia più utile cercare altrove ulteriori risorse. Diversi infatti i punti critici nell’utilizzo di questi prodotti che incidono sulla sicurezza per i pazienti: per il 42% possono funzionare in maniera diversa rispetto all’originatore, per il 33% presentano un diverso grado di immunogenicità e per il 10% potrebbero scatenare allergie. Infatti quasi la metà (48%) esclude che nel trattamento dei pazienti mai trattati prima sia da preferire il biosimilare, anche se disponibile a un prezzo inferiore. E l’87% sostiene che la decisione sulla sostituibilità debba essere di esclusiva competenza del medico oncologo. I dati emergono dal sondaggio condotto dall’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM) fra i soci del Piemonte e della Valle d’Aosta e presentato nel seminario “Biosimilari da anticorpi monoclonali in oncologia. La sicurezza del paziente prima di tutto”, che si svolge oggi a Torino all’Ospedale Molinette. È il quarto di un tour nazionale che prevede nove incontri regionali promossi dall’AIOM con il patrocinio della SIFO (Società Italiana di Farmacia Ospedaliera) e della SIF (Società Italiana di Farmacologia). All’indagine, che si è chiusa il 6 settembre, ha risposto circa il 40% di tutti gli oncologi che operano nelle due Regioni. In Piemonte ogni anno i tumori fanno registrare circa 23.190 nuove diagnosi e 10.595 decessi (stime 2010); in Valle d’Aosta 647 nuovi casi e 291 morti. “I biosimilari attualmente disponibili, ad esempio le eritropoietine e gli ormoni della crescita – spiega il prof. Massimo Aglietta, membro del Direttivo AIOM -, sono più semplici rispetto alle ‘copie’ degli anticorpi monoclonali che saranno commercializzate nei prossimi anni. Ecco perché è necessario che sia posta particolare attenzione ai processi di vigilanza. Devono essere colte le opportunità per risparmiare risorse e favorire l’accesso ai nuovi farmaci, per cui è importante promuovere il dibattito su un argomento che sarà centrale in oncologia. Chiediamo che la valutazione dei biosimilari da parte dell’autorità regolatoria sia sviluppata su endpoint tipici dei farmaci già registrati. Vorremo inoltre che fossero chiare la sicurezza e la tollerabilità di questi prodotti. In oncologia l’estensione d’uso dei biosimilari per indicazioni diverse da quelle previste nel dossier registrativo potrebbe risultare inadeguata, soprattutto per molecole quali gli anticorpi monoclonali. Ogni nuova indicazione terapeutica dovrebbe pertanto essere sottoposta ad iter registrativo specifico”. Per il 58% degli oncologi piemontesi i biosimilari di anticorpi monoclonali sono più complessi di quelli oggi disponibili, richiedono processi di vigilanza più accurati e appositi registri e studi clinici con endpoint validati. “L’immunogenicità – afferma il prof. Mario Airoldi, coordinatore regionale AIOM Piemonte e Valle d’Aosta – cioè la capacità di indurre una reazione immunitaria nell’organismo, rappresenta un punto critico. Ecco perché deve essere valutata sia in fase pre-registrativa che in quella successiva all’immissione in commercio, infatti i biosimilari sono sottoposti a monitoraggio intensivo. Le iniziative di comunicazione come il tour itinerante in nove Regioni promosso dall’AIOM sono fondamentali per informare gli specialisti sui diversi aspetti legati all’introduzione di questi prodotti. Promuovere informazione e cultura sui biosimilari di anticorpi monoclonali rappresenta l’azione più importante che una società scientifica come l’AIOM deve intraprendere su un argomento così delicato, come sottolineato dal 53% degli intervistati”.

I principi attivi biologici, a differenza di quelli ottenuti per sintesi chimica, richiedono per la loro caratterizzazione e controllo di qualità non solo una serie di esami fisico-chimico-biologici, ma anche indicazioni sul processo di produzione: la struttura molecolare dipende dal processo (“the product is the process”, il processo produttivo determina l’unicità del prodotto). Pertanto il farmaco biotech, per sua stessa natura, può subire piccole modifiche soprattutto nel processo produttivo, con la possibilità di insorgenza di problemi immunologici. “È impossibile applicare le regole dei farmaci equivalenti ad un prodotto biotecnologico il cui brevetto è scaduto – sottolinea il prof. Armando Genazzani, ordinario di Farmacologia all’Università del Piemonte Orientale -, soprattutto se si considera che piccole variazioni, anche non rilevabili, possono portare a cambiamenti significativi del rapporto rischio/beneficio. Proprio la complessità e la mancata caratterizzazione completa del prodotto di riferimento ha fornito la giusta chiave di lettura per definire i principi contenuti nelle linee guida dell’EMA (European Medicines Agency). Il dossier di registrazione deve prevedere studi sulle proprietà fisico-chimiche del nuovo prodotto biotecnologico, studi pre-clinici e clinici sia di bio-equivalenza che di efficacia e sicurezza clinica. Inoltre, le linee guida prevedono cinque anni di farmacovigilanza attiva sul prodotto autorizzato, cioè lo stesso tempo previsto per un farmaco nuovo sul mercato. Tali principi generali sono stati quindi sviluppati per le diverse classi di farmaci in scadenza di brevetto creando linee guida ad hoc”. A oggi sono state approvate linee guida per l’insulina, la somatotropina, il GC-SF, l’interferon alpha, le eparine a basso peso molecolare, le epoetine e i biosimilari di anticorpi monoclonali. “Il fatto che i biosimilari attualmente presenti sul mercato si siano rivelati sicuri – continua il prof. Genazzani – è una rassicurazione sull’efficacia delle linee guida utilizzate, ma non significa che si possa abbassare la guardia sui nuovi prodotti, in particolare sui biosimilari di anticorpi monoclonali, che arriveranno in commercio nei prossimi anni”. La normativa sulla registrazione dei biosimilari è comunitaria e quindi non si riscontrano differenze tra gli Stati membri. Sono invece demandate ai singoli Paesi le regole per la dispensazione di questi prodotti. “Nel nostro Paese – afferma il dott. Francesco Cattel, segretario regionale SIFO Piemonte e farmacista all’Azienda ospedaliera Città della Salute e della Scienza di Torino – l’intercambiabilità fra due medicinali è ammessa solo se attuata tra prodotti compresi nelle cosiddette ‘liste di trasparenza’, predisposte dall’AIFA (Agenzia Italiana del Farmaco), relative ai generici e ai loro originatori, considerati a tutti gli effetti equivalenti terapeutici. Per quanto riguarda i biosimilari attualmente disponibili, nessuna norma sancisce il divieto esplicito di sostituzione, previsto invece in altri Paesi europei. Però l’AIFA non ha inserito alcun biosimilare nelle liste di trasparenza, bloccando, di fatto, la possibilità di sostituzione da parte del farmacista. Inoltre, come chiarito dal Position Paper dell’AIFA del maggio 2013, i biosimilari non possono ritenersi automaticamente intercambiabili con gli originatori e la possibilità di utilizzarli al posto dei medicinali di riferimento è da ricondurre alla scelta terapeutica del medico”. “I risparmi generati dall’utilizzo di questi prodotti – conclude la dott.ssa Elisabetta Iannelli, segretario FAVO (Federazione italiana delle Associazioni di Volontariato in Oncologia) – possono favorire l’accesso ai farmaci biologici innovativi per tutti i malati, a condizione che ciò avvenga con il consenso informato del paziente e non soltanto per motivazioni di carattere economico”.

Autore Davide Antonioli

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