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10 Luglio 2013

I GINECOLOGI: “NO AI PUNTI NASCITA CON MENO DI 500 PARTI L’ANNO LA CHIUSURA PORTERÀ RISPARMI E PIÙ SICUREZZA PER LE MADRI”

Roma, 6 luglio 2012 – Il presidente Nicola Surico: “I tagli della spesa pubblica siano mirati. Vanno uniti gli organici e accorpate le strutture. Il personale dei grandi ospedali dovrebbe essere potenziato”

Gli ospedali che assistono meno di 500 parti all’anno dovrebbero essere chiusi e rientrare nel decreto sulla spending review. Aumenterebbe infatti la sicurezza delle madri e dei nascituri, ci sarebbe un risparmio della spesa pubblica e si aprirebbero nuove possibilità di impiego per i ginecologi nelle strutture più grandi, dove aumenterebbe il numero delle nascite e servirebbe più personale. Non solo, l’accorpamento degli organici potrebbe rappresentare una soluzione al problema della cronica carenza di specialisti in ginecologia. La Società Italiana di Ginecologia e Ostetricia (SIGO) è d’accordo con il provvedimento sulla spendig review che dovrebbe portare a una razionalizzazione della rete ospedaliera. “Oggi in Italia quasi l’8% dei parti ha luogo in strutture che accolgono meno di 500 parti annui – spiega il prof. Nicola Surico, presidente SIGO -. Troppo pochi per poter garantire la sicurezza delle nostre pazienti. I cambiamenti che conseguiranno all’applicazione del decreto potrebbero realizzare un sistema più moderno e più adatto alle esigenze delle madri. Circa il 67% delle nascite avviene in ospedali con almeno 1.000 parti annui. Dovremmo aumentare questa percentuale almeno fino al 90%”. Il clamore provocato nel 2010 da errori di diagnosi e ritardi nell’assistenza ha determinato l’avvio di un dibattito, anche a livello parlamentare e governativo, approdato nella Conferenza Stato-Regioni, con l’Accordo del 16 dicembre 2010 sulle nuove Linee di indirizzo per il percorso nascita. Ma, dopo un anno e mezzo dal piano di riordino varato dall’ex Ministro della Salute, Ferruccio Fazio, nel concreto non vi sono stati cambiamenti significativi. “Le criticità sono evidenti – continua il prof. Surico -, ad esempio il parto per via chirurgica è spesso utilizzato per compensare le carenze di punti nascita non adeguati. Il tasso dei casarei nel nostro Paese, pari al 38%, è il più alto d’Europa ed è il chiaro segno di problemi organizzativi. La riforma deve però avvenire in maniera virtuosa senza prevedere tagli al personale, che anzi va potenziato. Vanno uniti gli organici e chi attualmente lavora in piccoli centri dovrà supportare le équipe di quelli più grandi”. In base all’ultimo rapporto del Ministero della Salute sull’evento nascita in Italia sono stati 548 mila i parti in 549 punti nascita nel 2009. L’87,7% negli Istituti di cura pubblici, il 12,1% nelle case di cura e solo 0,2% altrove.

Autore Davide Antonioli

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