lunedì, 4 maggio 2026
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11 Luglio 2001

L’EPIDEMIA DI HIV/AIDS NELL’AFRICA SUB-SAHARIANA

Sono queste le cifre tragiche dell’Aids, sottolineate dall’ultimo rapporto UNAIDS (United Nations Programme on HIV/AIDS) secondo cui la situazione dei popoli africani sarebbe catastrofica: sale drasticamente la mortalità, si riducono sensibilmente le nascite e l’aspettativa di vita media. In Africa muoiono per Hiv 6.600 persone al giorno; l’Aids rappresenta la prima causa di morte con il 20,6% (mentre in Occidente è la quarta con il 4,8%), seguita dalla polmonite e dalla malaria (rispettivamente 10,3 e 9,1%). Ma questi dati sono ancora modesti, se paragonati a quello che succede nello stato africano del Botswana, in assoluto l’area più colpita al mondo. Nel paese subsahariano una persona su cinque (300.000 su una popolazione di 1.600.000 abitanti) è infettata dal virus Hiv.
Ma la devastazione che l’Aids porta nelle nazioni africane colpisce soprattutto l’infanzia: Unaids calcola che i bambini rimasti orfani prima dei 15 anni, più spesso di madre ma anche di entrambi i genitori, sono più di 12 milioni nella sola Africa subsahariana, 13,2 nel mondo.
Inoltre il virus, facendo più vittime tra le donne che tra gli uomini, riduce anche il tasso di fertilità prefigurando un’ulteriore drammatica situazione: drastica riduzione delle nascite, emigrazione degli uomini in cerca di moglie. La demografia di tutta l’Africa subsahariana è sconvolta. L’aspettativa di vita cala ormai da quindici anni: da una media di 53 anni nel 1985 si è passati ai 47 attuali; in alcuni Paesi come il Botswana e lo Zimbabwe siamo tornati ai livelli del 1950 quando un cittadino di quei paesi viveva mediamente 40 anni. In questo stesso arco di tempo le morti legate al parto e al periodo neonatale in Africa sono finite all’ultimo posto nell’elenco delle 10 maggiori cause di morte.
Secondo le stime di Unaids, la mortalità di persone nella fascia di età tra i 15 e i 49 anni aumenterà ancora in maniera drammatica e la spesa degli stati africani per la cura dell’Aids salirà fino a raggiungere i 12 milioni di dollari entro il 2005 (stornando fondi da altre esigenze sanitarie di primaria importanza), lo sviluppo economico e sociale dell’Africa ne subirà serie conseguenze.
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