1) AIOM ATTIVA IL PRIMO PROGETTO DI PREVENZIONE MULTIETNICO
Bologna, 4 novembre 2011 – I cittadini stranieri colpiti da un cancro muoiono più degli italiani. Non perché la malattia sia più aggressiva ma perché viene scoperta in ritardo, fino a 12 mesi dopo. L’AIOM ha lanciato l’allarme. “Vediamo un aumento dei tumori più direttamente correlati a stili di vita errati (polmone, testa-collo, colon-retto, stomaco) ed al mancato accesso allo screening (collo dell’utero, seno e ancora colon retto) – ha spiegato Carmelo Iacono, presidente Fondazione AIOM -. Questo si traduce in diagnosi tardive, che giungono quando la neoplasia è in fasi più avanzate ed è quindi più grave. In questa popolazione vi è poi un’incidenza maggiore di cancro al fegato, che origina in gran parte dei casi da cirrosi dovute a forme di epatite B cronica ed è quindi più frequente in popolazioni che non hanno ricevuto la vaccinazione contro il virus, hanno vissuto in ambienti in cui questo prolifera o presentano altri fattori predisponenti (rapporti non protetti, abuso di alcol, ecc.)”. Gli stranieri sono oggi 4.570.317, il 7,5% della popolazione. Di fronte a questi numeri, in costante crescita (sono 335mila in più rispetto al 2010, +7,9%) e con un peso sempre più rilevante nei reparti di oncologia medica, AIOM ha deciso di attivare il primo progetto nazionale multietnico presentato durante la giornata precongressuale dedicata alle “Problematiche oncologiche nei migranti: dall’emergenza alla gestione”. Verranno previsti successivi incontri e realizzati opuscoli informativi tradotti nelle principali lingue ed adeguati alle diverse culture, da diffondere in collaborazione con altre Società scientifiche. E sul web, nel sito www.aiom.it, verrà attivata un’area dedicata con un’attenzione particolare per i ragazzi: i minorenni stranieri nel nostro Paese sono 932.675, di cui 572.720 nati qui. “Dobbiamo insistere sulla prevenzione, in particolare attraverso il coinvolgimento delle ‘seconde generazioni’ – ha continuato il presidente AIOM Marco Venturini -. Si tratta di cittadini che parlano la nostra lingua, crescono in Italia, fanno da tramite per la traduzione, la comunicazione, l’informazione ai genitori e rappresentano una risorsa insostituibile come fautori del cambiamento culturale all’interno del nucleo familiare”. AIOM ha inoltre attivato un confronto aperto con le Istituzioni su questo tema. “Definito il sistema di protezione sanitaria dei migranti, è necessario verificare se l’offerta dei LEA dell’oncologia sia adeguata a questa specifica domanda – ha spiegato il Coordinatore degli Assessori della Sanità della Conferenza Stato-Regioni, Luca Coletto, relatore al seminario -. Le principali difficoltà rilevate dagli stranieri sono relative a barriere linguistiche, scarsa conoscenza del funzionamento e delle modalità di accesso ed utilizzo del sistema sanitario e dalla distanza culturale con gli operatori. In questo senso plaudo all’iniziativa di AIOM che si pone come capofila in un percorso che deve coinvolgerci tutti”. Il peso degli stili di vita è determinante: oltre il 30% dei tumori è direttamente collegato a una dieta scorretta e un uomo che fuma ha 23 volte più probabilità di ammalarsi di cancro al polmone rispetto a chi non lo fa. “Ma l’adesione agli screening è altrettanto importante – ha spiegato Iacono – si pensi che la mammografia può ridurre del 25% la mortalità. L’accesso a questo esame è ancora insufficiente nel nostro Paese, è in media del 55% (su 2 donne invitate solo una accetta), con un divario tra Centro-Nord e Sud dove i livelli di adesione sono al 40%. Nelle donne straniere il dato è ancora fortemente inferiore. Senza contare il dramma dell’immigrazione irregolare, che sfugge alla nostra percezione e che non accede ad alcun tipo di controllo preventivo. È una nostra priorità annullare queste differenze. Si tratta di una vera e propria sfida educativa – ha concluso –. Siamo al punto di partenza di un percorso che è ormai indispensabile intraprendere. Attingeremo alle tante “buone pratiche” ed esperienze virtuose già operative in molte oncologie italiane per rendere fruibile il prima possibile questo grande bagaglio di esperienza in tutto il Paese”.
2) ONCOLOGIE A RISCHIO DEFAULT, I RIMBORSI COPRONO LA METÀ DEI COSTI
Bologna, 5 novembre 2011 – Oggi l’80% delle oncologie mediche italiane ha i conti in rosso. I DRG coprono appena il 50% delle spese, che continuano a crescere. Le cause? I malati sono in aumento e vivono più a lungo, le terapie diventano più impegnative. E non mancano gli sprechi, con prestazioni talvolta inappropriate, esami ripetuti e spesso poco utili. A questo si aggiunge la migrazione sanitaria, con pazienti che si spostano fra regioni o fra ospedali che distano pochi chilometri. “Ogni volta che una persona si trasferisce da un centro all’altro la presa in carico viene riattivata dall’inizio, dalla lettura dei vetrini in giù – ha affermato Carmelo Iacono -. Questo comporta un allungamento dei tempi e la crescita della spesa, problema che gli oncologi vivono in modo sempre più pressante”. AIOM ha individuato una “ricetta” da proporre alle Istituzioni: “I piccoli ospedali vanno messi in rete con quelli più attrezzati – ha continuato Marco Venturini, – in modo che vi sia una circolazione delle esperienze. All’interno del singolo centro, va attivato un continuo dialogo fra oncologo, patologo, radioterapista e tutte le altre figure coinvolte per una presa in carico complessiva del malato. A livello regionale, vanno creati percorsi di confronto fra strutture. L’obiettivo è valorizzare le eccellenze che oggi esistono, ma sono sparse a macchia di leopardo, per farle lavorare in maniera integrata. Renderle ‘diffuse’, innalzando la competenza media degli operatori e l’appropriatezza degli interventi”. Nel 2010 i nuovi pazienti italiani sono stati circa 255 mila, con i tumori a polmone, seno, colon retto e prostata che restano i 4 ‘big killer’. La prevenzione gioca un ruolo essenziale: solo cambiare il proprio stile di vita potrebbe ridurre fino al 40% dei casi. Ma realizzare percorsi diagnostico assistenziali uniformi è determinante sia per garantire pari opportunità ai malati che per utilizzare al meglio le risorse. “Un sistema di rete – ha ribadito il Coordinatore degli Assessori della Sanità della Conferenza Stato-Regioni, Luca Coletto – offre la possibilità di integrare tutte le professionalità, gli strumenti e le competenze coinvolti nella gestione del problema oncologico, di condurre il paziente attraverso le diverse fasi di malattia senza soluzione di continuità, e soprattutto di assicurare un’omogeneità territoriale delle cure e la diffusione capillare di elevati standard di qualità. La ricaduta in termini di efficacia ed efficienza è immediata”. Rispetto al 1992, quando si fecero le prime statistiche di questo tipo, il numero di italiani viventi con una diagnosi di tumore è quasi raddoppiato. Oggi sono 2 milioni e 250 mila (circa il 4% della popolazione). “Garantire loro la miglior esistenza possibile è la nuova priorità. Il malato deve restare fermo al centro ed è il sistema a ruotare intorno a lui, in cerchi concentrici – ha precisato Francesco De Lorenzo, presidente FAVO -. Un primo ‘girone’ è quello del dipartimento, in cui tutti gli specialisti devono interagire in maniera integrata: oncologo, patologo, radioterapista, ecc. insieme, per un approccio multidisciplinare. Il secondo livello è quello regionale, con un costante dialogo fra strutture sui percorsi diagnostico-terapeutici da adottare e una presa in carico globale, che deve contare su un livello base e su poli di alta specializzazione per la gestione dei casi più complessi. Tutto questo però si può realizzare solo se si applicheranno con immediatezza il piano oncologico nazionale ed il piano della riabilitazione, non più rinviabili”. Come dovrebbe funzionare, nel concreto, una rete ottimale? “Ogni ospedale deve essere in grado di garantire uno standard assistenziale adeguato per la gestione del 90% dei casi, cioè di assicurare l’ordinarietà – ha spiegato Iacono -. Solo quel 10% che presenta una particolare complessità va rimandato all’ospedale di riferimento regionale per la patologia (tumore della mammella, dello stomaco, ecc.): così non si ‘ingolfa’ il sistema e si offrono cure ottimali. Bisogna ripensare e rendere operative le Reti oncologiche regionali, formalmente istituite che esistono però solo sulla carta, tranne rare eccezioni”. AIOM, con l’Assessore – Coordinatore Coletto è pronta a chiamare intorno a un tavolo tutti i “competenti” per un vero e proprio “think tank”, da fissare nel gennaio 2012. L’obiettivo, a partire dalle esigenze concrete dei pazienti, degli operatori e dagli errori commessi in passato, è ridefinire i percorsi e le Reti per garantire un’assistenza migliore e più uniforme in tutto il Paese.
3) CANCRO TABÙ FRA I GIOVANI: NESSUNA INFORMAZIONE PER 7 SU 10. AL 90% PIACE L’ONCOLOGO IN CLASSE, L’AIOM DI NUOVO IN CAMPO
Bologna, 6 novembre 2011 – Il cancro si previene da giovani ma nessuno spiega ai ragazzi come fare: il 71% non ha mai ricevuto informazioni in proposito, solo il 17% ne ha parlato in famiglia, appena il 12% a scuola. Le conseguenze sono una forte ignoranza sui fattori di rischio, da fumo e alcol (un terzo non crede abbiano legami con i tumori) fino alla sedentarietà (il 43% la sottovaluta). Per sopperire a questa ignoranza l’AIOM ha lanciato nel 2011 il progetto “Non fare autogol”: un tour per l’Italia, in compagnia dei calciatori della serie A, per insegnare agli studenti come proteggersi. In 7 tappe hanno incontrato circa 2.000 alunni e decine di migliaia di giovani hanno seguito la campagna su internet (www.nonfareautogol.it). I risultati danno ragione agli oncologi: “Il 94% dei ragazzi ha apprezzato il nostro intervento, di questi la metà si augura possa diventare un appuntamento fisso in classe – ha commentato Carmelo Iacono -. Siamo convinti che queste iniziative non possano rimanere isolate e che l’educazione alla salute debba entrare a far parte dei programmi di studi. Per questo la nostra campagna proseguirà, sul web e in altre città e scuole, dove è stata accolta con grande entusiasmo da insegnanti e presidi. L’obiettivo è creare la ‘squadra’ dell’AIOM rendendo gli stessi adolescenti protagonisti ed ambasciatori dei valori della prevenzione”. Il segreto del successo del progetto è il coinvolgimento degli idoli sportivi come testimonial: Pato, Gilardino, Miccoli, De Sanctis, Legrottaglie, Palombo, Chiellini e Perrotta. Campioni che si sono messi in gioco per spiegare come difendersi dai 7 “autogol” più pericolosi: fumo, alcol, dieta scorretta, sedentarietà, sesso non protetto, droga e doping. “Esistono dati che dimostrano come lo stile di vita nei primi 20 anni sia più importante dei fattori genetici rispetto al rischio di ammalarsi di cancro in futuro –ha spiegato Marco Venturini -. Il comportamento in assoluto più dannoso è il fumo”. Per sensibilizzare i giovani AIOM ha inoltre realizzato un opuscolo a vignette con le caricature dei calciatori (“Non fare autogol – gioca d’attacco contro il cancro”) e le “regole d’oro” dell’allenatore: il CT della nazionale Cesare Prandelli ha infatti aderito al progetto. Reso possibile da Boehringer-Ingelheim, ha inoltre ha ottenuto il patrocinio della Presidenza del Consiglio dei Ministri, del CONI, della Federazione Italiana Giuoco Calcio (FIGC) e della Federazione Medico Sportiva Italiana (FMSI). Oltre 2.500 amici seguono “Non fare autogol” su Facebook, dove è stato attivato un concorso che ha messo in palio, settimana dopo settimana, le t-shirt autografate dei campioni. I tumori provocano ogni anno oltre 250.000 nuovi malati nel nostro Paese e l’informazione sui fattori di rischio “evitabili” deve iniziare sin dalla giovane età. Per questo l’AIOM ha identificato nell’adolescenza un target prioritario per la formazione e la sensibilizzazione con una campagna ad hoc che mira a contrastare i principali fattori di rischio “parlando la stessa lingua” dei ragazzi. Particolare successo ha riscosso l’opuscolo con i calciatori, protagonisti loro malgrado di situazioni a rischio, sottovalutate per leggerezza o ignoranza: esporsi troppo al sole, praticare sesso non protetto, fumare sigarette light, ecc. Distribuita in oltre 50.000 copie in decine di Istituti secondari, la guida rappresenta uno strumento concreto di approfondimento che i ragazzi hanno utilizzato anche per continuare la discussione in classe. Per gli insegnanti, AIOM ha invece predisposto un’area dedicata del sito, con studi, ricerche e suggerimenti concreti su come promuovere l’educazione alla salute.
4) TUMORE DEL SENO, CON 20 MINUTI DI SPORT AL GIORNO – 40% DI RECIDIVE .“MA LE EX PAZIENTI NON ABBANDONANO I COMPORTAMENTI A RISCHIO”
Bologna, 7 novembre 2011 – Si lasciano la malattia alle spalle e tornano alla vita di prima, comportamenti scorretti inclusi. Chi ha sconfitto un tumore del seno spesso continua a fumare, è sedentaria (solo l’11% pratica più attività fisica rispetto a prima) e segue una dieta troppo ricca di grassi e povera di frutta e verdura. “La prevenzione non finisce mai – ha spiegato Carmelo Iacono -. Una recente revisione su oltre 60 studi ha dimostrato che le donne con un carcinoma mammario che praticano esercizi a intensità moderata per circa 20 minuti al giorno presentano il 40% in meno di possibilità di cadere in recidiva rispetto a quelle attive per meno di un’ora alla settimana. Ma oltre la metà degli oncologi, dei medici e degli infermieri non parla di questi aspetti con i malati. Va migliorata a tutti i livelli la cultura sull’importanza degli stili di vita”. Per raggiungere questo obiettivo, l’AIOM ha pubblicato la prima guida “certificata” sul cancro del seno, già disponibile nelle librerie italiane (Giunti editore). “Grazie a diagnosi sempre più precoci e ai progressi delle terapie oggi sono 520.000 le italiane che hanno vinto la malattia – ha aggiunto Marco Venturini -. Fa meno paura ma non va sottovalutata: è la neoplasia di gran lunga più frequente nel sesso femminile, rappresenta circa il 29% di tutti tumori. Nel 2010 nel nostro Paese si stimano 38.286 nuovi casi, una donna ogni 11 è a rischio di ammalarsi nel corso della vita. Per prevenirla è determinante l’alimentazione: deve essere basata prevalentemente su cibi di provenienza vegetale, con cereali non raffinati, legumi e un’ampia varietà di verdure e frutta a ogni pasto, per almeno 5 porzioni al giorno. Bisogna prestare attenzione sempre, ma in particolare in menopausa. Dopo la fine dell’età fertile, l’obesità è responsabile di circa il 20% delle neoplasie e del 50% delle morti dovute a tumori mammari. Non va sottovalutato nemmeno l’alcol: un recentissimo studio pubblicato su JAMA ha dimostrato che anche dosi ridotte, da 3 a 6 drink a settimana, possono innalzare il livello di rischio”. Queste e altre informazioni sono contenute nella guida realizzata grazie al supporto di Celgene, che fa parte della collana dedicata alla salute “Tutte le domande, tutte le risposte”, realizzata in collaborazione con le più importanti Società scientifiche italiane. Nel libro ampio spazio è dedicato anche alle terapie perché vuole essere un utile strumento per chi si trova oggi ad affrontare la malattia ed è alla ricerca di risposte. “Su questo fronte i progressi compiuti sono enormi – ha spiegato Venturini – non solo nell’ambito dei nuovi farmaci a bersaglio molecolare ma anche nell’ambito della chemioterapia, sempre più efficace e tollerabile. In particolare è da poco disponibile in Italia una nuova molecola capace di arrivare direttamente alla cellula tumorale, grazie a un veicolo naturale, l’albumina. Questo determina un’efficacia clinica superiore e un buon impatto sulla qualità di vita anche perché prevede un tempo di infusione di soli 30 minuti, senza necessità di premedicazione. L’innovazione continua”.
- Home   /  Notizie Newsletter   /  Notizie AIOM - anno IX   /  
- XIII CONGRESSO NAZIONALE AIOM – BOLOGNA 5-7 NOVEMBRE SINTESI DELLE NOTIZIE DIFFUSE ALLA STAMPA