sabato, 2 maggio 2026
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26 Gennaio 2010

VARIANTI GENETICHE EREDITARIE CHE PREDISPONGONO A FORMA AGGRESSIVA DI CANCRO DELLA PROSTATA

Varianti genetiche esistono già nel genoma ed il loro potenziale come marcatori precoci del carcinoma aggressivo della prostata dovrebbe essere valutato. Studi autoptici suggeriscono che la maggior parte degli uomini anziani può sviluppare lesioni che, se individuate clinicamente, potrebbero portare a diagnosi di cancro della prostata. La maggior parte di questi tumori è indolente e rimane localizzata, tuttavia una parte è aggressiva ed è responsabile di più di 27000 decessi negli Stati Uniti ogni anno. L’identificazione di fattori specificamente associati al rischio di sviluppare tumori aggressivi della prostata è necessaria per ridurre l’eccessiva diagnosi e trattamento di questa malattia molto frequente. Per individuare tali fattori, ricercatori svedesi e statunitensi hanno comparato la frequenza di espressione di SNP (polimorfismi di singolo nucleotide) in pazienti con cancro della prostata, che presentavano o la forma più aggressiva o la meno aggressiva in quattro popolazioni dello studio Genetic Markers of Susceptibility (CGEMS) condotto dal National Cancer Institute americano. SNP che mostravano possibili associazioni con la gravità della malattia sono stati valutati in altre tre popolazioni indipendenti negli Stati Uniti e in Svezia. Lo studio pubblicato nella rivista statunitense Proceedings of the National Academy of Sciences (leggi abstract originale) ha coinvolto un totale di 4829 e 12205 pazienti, rispettivamente con tumore più aggressivo o a lento sviluppo ed ha evidenziato che la frequenza del genotipo TT di SNP rs4054823 in 17p12 era costantemente più alta nel primo gruppo di pazienti rispetto a quelli con la forma del tumore a più lento sviluppo. Ciò è stato osservato in ognuna delle sette popolazioni studiate, con un valore globale di p di 2.1 x 10-8 in un modello statistico recessivo, che eccedeva il livello conservativo di significatività dell’intero genoma. La frequenza era più elevata tra i pazienti con tumore a grado più alto e non confinato all’organo, rispetto a quelli con malattia di basso grado e confinata all’organo.
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