Medinews
9 Settembre 2014

VALORE PREDITTIVO DI ‘SIGNATURE PROTEOMICA’ IN PAZIENTI CON TUMORE DEL POLMONE NON A PICCOLE CELLULE TRATTATI IN SECONDA LINEA CON ERLOTINIB O CHEMIOTERAPIA: STUDIO PROSE DI FASE 3, RANDOMIZZATO, STRATIFICATO, CON BIOMARCATORE

L’esame dello stato delle proteine sieriche sarebbe predittivo di beneficio differenziale della sopravvivenza globale con erlotinib vs chemioterapia nel trattamento di seconda linea del tumore del polmone non a piccole cellule (NSCLC). Un esame multivariato noto delle proteine sieriche può essere usato per classificare i pazienti secondo la probabilità di manifestare ‘outcome’ favorevoli o meno dopo trattamento con inibitori tirosin-chinasici di EGFR. Ricercatori italiani hanno valutato il valore predittivo di questo test sulla comparazione tra erlotinib e chemioterapia in pazienti con NSCLC. Tra il 26 febbraio 2008 e l’11 aprile 2012, sono stati arruolati in 14 centri in Italia pazienti (di età ≥ 18 anni) con NSCLC in stadio IIIB o IV, istologicamente o citologicamente confermato, in seconda linea di trattamento. I pazienti sono stati stratificati con algoritmo di minimizzazione secondo performance status ECOG (Eastern Cooperative Oncology Group), anamnesi di abitudine al fumo, centro di studio e classificazione con test delle proteine sieriche prima del trattamento (in cieco) e sono stati randomizzati (1:1) con procedura centralizzata a erlotinib (150 mg al giorno per os) o a chemioterapia (pemetrexed 500 mg/m2 o docetaxel 75 mg/m2, per via endovenosa ogni 21 giorni). La classificazione con test proteomico era in cieco per pazienti e investigatori che dispensavano il trattamento e l’allocazione di trattamento era in cieco per gli investigatori che operavano la classificazione proteomica. Endpoint primario era la sopravvivenza globale e l’ipotesi primaria era l’esistenza di interazione significativa tra classificazione al test delle proteine sieriche e trattamento. Le analisi sono state condotte sulla popolazione ‘per-protocollo’. Lo studio pubblicato sulla rivista The Lancet Oncology (leggi abstract) è stato finanziato dal Ministero della Salute (italiano), dall’Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro e da Biodesix. In totale, 142 pazienti sono stati randomizzati alla chemioterapia e 143 a erlotinib; tra questi, rispettivamente 129 (91%) e 134 (94%) sono stati inclusi nell’analisi ‘per-protocollo’. Il test proteomico è stato classificato ‘favorevole’ in 88 pazienti (68%) nel gruppo randomizzato a chemioterapia e in 96 (72%) in quello con erlotinib. La sopravvivenza globale mediana è risultata di 9.0 mesi (IC 95%: 6.8 – 10.9) nel gruppo con chemioterapia e 7.7 mesi (IC 95%: 5.9 – 10.4) in quello con erlotinib. I ricercatori hanno notato un’interazione significativa tra trattamento e classificazione proteomica (p interazione = 0.017, quando aggiustato per i fattori di stratificazione, e p interazione = 0.031, quando non aggiustato per gli stessi fattori). I pazienti con test proteomico classificato ‘sfavorevole’ mostravano una sopravvivenza peggiore con erlotinib che con la chemioterapia (hazard ratio 1.72, IC 95%: 1.08 – 2.74; p = 0.022). Non è stata invece osservata differenza significativa nella sopravvivenza globale tra i due trattamenti nei pazienti con test proteomico classificato ‘favorevole’ (HR aggiustato 1.06, IC 95%: 0.77 – 1.46; p = 0.714). Nel gruppo di pazienti che hanno ricevuto la chemioterapia, la tossicità di grado 3 o 4 più comune era la neutropenia (19 pazienti [15%] vs 1 [< 1%], nel gruppo con erlotinib), mentre la tossicità cutanea (1 paziente [< 1%] vs 22 [16%]) era più frequente nel gruppo con erlotinib. In conclusione, i risultati di questo studio italiano indicano che lo stato delle proteine nel siero è predittivo di beneficio differenziale in termini di sopravvivenza globale con erlotinib vs chemioterapia in seconda linea. I pazienti classificati come probabilmente destinati ad avere un ‘outcome’ sfavorevole mostrano migliori ‘outcome’ con la chemioterapia, che con erlotinib.
TORNA INDIETRO