sabato, 4 febbraio 2023
Medinews
13 Settembre 2010

UTILITÀ DELLA CURE PALLIATIVE IN PAZIENTI CON CANCRO POLMONARE METASTATICO

Nei pazienti con cancro polmonare metastatico non a piccole cellule (NSCLC) le cure palliative precoci offrono un miglioramento significativo della qualità di vita e dell’umore. Rispetto ai pazienti che ricevono i trattamenti standard, quelli sottoposti a cure meno aggressive mostrano anche un prolungamento della vita. I pazienti con carcinoma metastatico NSCLC presentano una serie di sintomi caratteristici e possono ricevere cure molto aggressive negli stadi terminali della malattia. Ricercatori statunitensi hanno valutato l’effetto dell’introduzione di queste cure subito dopo la diagnosi sugli esiti descritti dai pazienti stessi e sulle cure di fine-vita in pazienti ambulatoriali. Hanno per questo randomizzato pazienti con carcinoma metastatico NSCLC di nuova diagnosi a ricevere cure palliative precoci integrate o meno alla terapia oncologica standard. La qualità di vita e l’umore sono stati valutati al momento dell’entrata nello studio e 12 settimane dopo con l’uso della scala di Functional Assessment of Cancer Therapy–Lung (FACT-L) e della Hospital Anxiety and Depression Scale, rispettivamente. Obiettivo primario dello studio, pubblicato nella rivista New England Journal of Medicine (leggi articolo integrale), era la modificazione della qualità di vita di questi pazienti a 12 settimane. I dati sulle cure di fine-vita sono stati ottenuti dalle cartelle mediche elettroniche. Dei 151 pazienti randomizzati, 27 sono deceduti entro le 12 settimane e 107 (86% dei rimanenti) hanno completato lo studio. I pazienti assegnati alle cure palliative precoci hanno mostrato una migliore qualità di vita rispetto ai pazienti assegnati alla terapia standard (media alla scala FACT-L, dove i valori variano da 0 a 136, con i punteggi più alti che indicano una migliore qualità di vita: 98.0 vs 91.5; p = 0.03). Inoltre, un numero inferiore di pazienti nel gruppo in terapia palliativa, rispetto a quelli in terapia standard, ha manifestato sintomi depressivi (16% vs 38%; p = 0.01). Sebbene meno pazienti nel gruppo in cure palliative abbiano ricevuto trattamento aggressivo di fine-vita (33% vs 54%; p = 0.05), la sopravvivenza mediana era più lunga in questo gruppo (11.6 mesi vs 8.9 mesi; p = 0.02).
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