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21 Novembre 2013

USO SEQUENZIALE DI INIBITORI DI mTOR IN PAZIENTI CON CARCINOMA RENALE METASTATICO DOPO FALLIMENTO DELLA TERAPIA CON INIBITORI TIROSIN-CHINASICI

Malgrado il basso tasso di risposta, gli inibitori di mTOR sono ben tollerati e possono offrire esiti prognostici favorevoli nei pazienti giapponesi

Scopo dello studio pubblicato sulla rivista Medical Oncology (leggi abstract) era valutare l’esperienza clinica dell’uso sequenziale di inibitori di mTOR (mammalian target of rapamycin) nel trattamento del carcinoma renale metastatico refrattario agli inibitori tirosin-chinasici. I ricercatori della Kobe University Graduate School of Medicine hanno esaminato retrospettivamente gli esiti clinici di 83 pazienti giapponesi consecutivi con carcinoma renale metastatico trattati con everolimus o temsirolimus dopo fallimento della terapia con sorafenib e/o sunitinib. Di questi 83, 15, 61 e 7 pazienti sono stati classificati rispettivamente nel gruppo a rischio favorevole, intermedio e sfavorevole, secondo il modello del Memorial Sloan-Kettering Cancer Center, e a 47 e 36 pazienti sono stati somministrati inibitori di mTOR rispettivamente in seconda e terza linea di terapia. Le migliori risposte agli inibitori di mTOR erano risposta parziale in 6 pazienti, stabilizzazione della malattia in 53 e progressione del tumore in 24. La sopravvivenza libera da progressione (PFS) e la sopravvivenza globale (OS), mediane, dopo l’introduzione di inibitori di mTOR erano rispettivamente 5.8 e 20.4 mesi. Tra i vari fattori esaminati, la metastasi epatica e i livelli di proteina C-reattiva (CRP) prima del trattamento sono stati associati indipendentemente a PFS, mentre solo i livelli di CRP prima del trattamento avevano impatto indipendente su OS. Eventi avversi correlati al trattamento con inibitori di mTOR, di grado ≥ 3, sono stati osservati in 26 pazienti e includevano anemia in 7, polmonite in 7, neutropenia in 4 e stomatite in 3. In conclusione, malgrado il limitato tasso di risposta, gli inibitori di mTOR sono ben tollerati e potrebbero offrire esiti prognostici relativamente favorevoli nei pazienti giapponesi con carcinoma renale metastatico dopo fallimento della terapia con inibitori tirosin-chinasici.


Renal Cancer Newsgroup – Numero 11 – Novembre 2013
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