lunedì, 23 novembre 2020
Medinews
2 Marzo 2009

USO SEQUENZIALE DI INIBITORI DELLA TIROSIN-CHINASI NEL CARCINOMA RENALE AVANZATO

Una stabilizzazione o regressione parziale di malattia è stata osservata in alcuni pazienti trattati con inibitori della tirosin-chinasi (TKI) in sequenza, anche se i due farmaci (sorafenib e sunitinib) appartengono alla stessa classe farmacologica. Ricercatori tedeschi hanno condotto un’analisi retrospettiva su 30 pazienti con carcinoma renale metastatico trattati con sorafenib tra marzo 2005 e febbraio 2008. Alla progressione radiologica della malattia, il trattamento è stato sostituito con sunitinib e protratto fino a ulteriore progressione del tumore. La valutazione radiologica sulla terapia con TKI è stata condotta ogni 3 mesi, seguendo i criteri di valutazione della risposta nei tumori solidi (RECIST); gli effetti avversi e ogni variazione della terapia (ad es. riduzione della dose) erano documentati durante le visite programmate. Dei 30 pazienti sottoposti ad uso sequenziale di TKI, il 50% (15) ha beneficiato della terapia con sunitinib dopo sorafenib e la nuova stabilizzazione del tumore o la risposta parziale confermata radiologicamente è stata osservata, rispettivamente, in 7 e 8 pazienti. La sopravvivenza mediana libera da progressione era di 8.7 e 10.3 mesi, rispettivamente con sorafenib e sunitinib. Complessivamente, l’intervallo mediano dall’inizio della terapia con il primo TKI fino alla progressione durante terapia con il secondo TKI era di 17.3 mesi. Gli autori dello studio, pubblicato sulla rivista European Urology (leggi abstract originale), affermano che questo è il secondo studio sull’uso sequenziale di TKI che conferma la validità clinica di tale scelta terapeutica, anche se il numero dei pazienti è limitato e non permette quindi di ottenere delle risposte conclusive.
In un Editoriale all’articolo, il dott. Bracarda e la dott.ssa De Simone [European Urology 2008;54(6):1221], pur confermando che in letteratura era già nota la non cross-resistenza per i due TKI, affermano che i risultati di questo studio non possono essere applicati a tutti i pazienti con progressione o recidiva di carcinoma renale metastatico e d’altra parte, per la mancanza di fattori predittivi, la risposta all’uso sequenziale di TKI deve essere confermata in studi prospettici. Gli autori dello studio, nella loro risposta, concordano sulla necessità di identificare nuovi marker per valutare la risposta alla target therapy.
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