venerdì, 3 febbraio 2023
Medinews
11 Marzo 2010

USO DI SORAFENIB PER IL TRATTAMENTO DEL CARCINOMA EPATICO, CONSENSO EUROPEO

Standard di cura in pazienti in classe CP-A con carcinoma avanzato, il farmaco potrebbe essere proposto in quelli in classe CP-B con cirrosi compensata e in stadio più precoce della malattia

Un pannello di esperti ha raggiunto un consenso sull’uso di sorafenib nel trattamento del carcinoma epatocellulare. Il gruppo multinazionale, multidisciplinare di esperti europei ha analizzato i dati clinici sul sorafenib e ha considerato l’evidenza clinica per sviluppare le dichiarazioni che riassumono il consenso. Sorafenib è lo standard di cura nei pazienti in classe Child-Pugh (CP) A con carcinoma epatico in stadio avanzato, che non possono essere riferiti alla chirurgia o al trattamento loco-regionale. Esiste al momento insufficiente evidenza che supporti l’uso clinico routinario di sorafenib in pazienti CP-B, ma il farmaco può essere offerto come opzione di trattamento anche a quelli con cirrosi epatica compensata. I pazienti con performance status stabile che presentano progressione durante il trattamento con sorafenib possono continuare il trattamento, sebbene non siano disponibili dati chiari che supportano questa pratica. L’efficacia di sorafenib in regime adiuvante, nella prevenzione della recidiva dopo resezione o ablazione locale, o in combinazione con la chemioembolizzazione transarteriosa, è ancora oggetto di valutazione in studi clinici. La pubblicazione del consenso sulla rivista European Journal of Gastroenterology and Hepatology (leggi abstract originale) conferma quindi il sorafenib quale opzione di trattamento nei pazienti con carcinoma epatico e quale standard di cura dei pazienti in classe CP-A con tumore non trattabile con la chirurgia o trattamento loco-regionale. Sulla base dell’attività inibitoria sulle chinasi e dell’efficacia nel prolungare la sopravvivenza dei pazienti con carcinoma epatico, un uso più ampio, che includa i pazienti in classe CP-B (con cirrosi clinicamente compensata) e in stadi più precoci della malattia, potrebbe essere attesa alla conclusione degli studi in atto sulla sicurezza e sul beneficio clinico in questi pazienti.


Liver Cancer Newsgroup – Numero 3 – Marzo 2010
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